L’anno dei Pir o delle small cap?

Tra gli investitori sono ancora poco conosciuti. E la raccolta dei nuovi Piani individuali di risparmio si è concentrata su pochi fondi. Ma in Borsa le società a medio e piccola capitalizzazione hanno corso più delle blue chip. Sono aumentati i debutti e la liquidità. Gli esperti non temono la bolla.

Nelle prossime settimane arriveranno i dati definitivi, ma è già possibile fare un bilancio sul primo anno dei Piani individuali di risparmio (Pir), i “contenitori fiscali” introdotti con la legge di bilancio 2017, che prevedono l’esenzione della tassazione dei redditi se sono rispettati determinati vincoli, tra cui la detenzione per almeno cinque anni.

Ancora poco conosciuti
Un primo dato è la conoscenza da parte degli investitori. Secondo l’edizione d’autunno dell’Osservatorio Anima-Gfk Eurisko sui risparmi delle famiglie italiane (l’indagine è realizzata su mille adulti con almeno un conto corrente rappresentativi di 43 milioni di individui, di cui 10 milioni di investitori), i Pir sono ancora poco conosciuti. Il 61% degli investitori, infatti, dichiara di non averne mai sentito parlare. Solo il 7% dice di sapere cosa sono. Il 46%, inoltre, sostiene di non essere disposto a impegnare il suo patrimonio per almeno cinque anni in cambio di un beneficio fiscale, contro il 19% che lo farebbe. Rispetto all’indagine svolta in primavera, i numeri sono in miglioramento, ma siamo lontani dalla piena consapevolezza dei risparmiatori su questi prodotti.

PIR - Sondaggio Anima-GFK Eurisko

Mediolanum ed Eurizon catalizzano i flussi
Un secondo dato riguarda la raccolta. Limitando l’analisi ai fondi conformi alla normativa sui Pir, il prodotto domiciliato in Italia che ha catalizzato i maggiori flussi è Mediolanum Flessibile sviluppo Italia. Morningstar stima poco meno di 1,5 miliardi di euro netti nei primi dieci mesi del 2017. E’ del gruppo fondato da Ennio Doris anche il secondo comparto di questo tipo che ha ricevuto più sottoscrizioni nello stesso periodo, il Mediolanum flessibile futuro Italia. Tuttavia, molti prodotti Pir sono stati lanciati nel corso del 2017, per cui l’intervallo temporale della raccolta è inferiore. Tra loro, la gamma Eurizon Progetto Italia 20/40/70 ha ricevuto flussi netti aggregati per oltre un miliardo in sette mesi (a ottobre 2017). In base alle stime di Morningstar, hanno debuttato oltre 20 fondi Pir nel corso del 2017, per cui per avere almeno dodici mesi di dati sulle sottoscrizioni bisognerà attendere il 2018.

La crescita di Mediolanum flessibile Sviluppo Italia

La formula dei Pir è stata adottata anche da alcuni fondi gestiti da asset manager esteri, appartenenti alla categoria Azionari Italia. Tuttavia, tale opzione non sembra aver trainato la loro raccolta. Al contrario, le stime sui flussi nei primi undici mesi sono negative nella maggior parte dei casi, con Fidelity Italy che risulta tra i più colpiti (-248,8 milioni di euro).

Il vantaggio del first mover
Per contro, ha registrato un vero e proprio boom nella prima parte dell’anno, l’Etf Lyxor FTSE Italia Mid Cap PIR, che è stato il primo fondo passivo a diventare conforme alla normativa sui Pir. Morningstar stima flussi netti pari a 487,5 milioni di euro nei primi dieci mesi dell’anno. Nello stesso periodo il patrimonio è passato da 71,5 a poco meno di 640 milioni. Gli altri Exchange traded fund di questo tipo sono stati lanciati successivamente da Amundi, iShares e un secondo da Lyxor, ma hanno avuto fino ad ora flussi più contenuti.

Patrimonio netto Lyxor PIR

L’effetto sui segmenti mid e small-cap
Il terzo aspetto riguarda le azioni delle società a media e piccola capitalizzazione. I numeri forniti da Borsa Italiana dimostrano come l’impatto della normativa su questi segmenti sia stato positivo per diversi aspetti.
Quello più evidente riguarda i rendimenti realizzati nel 2017. I capitali in arrivo dal risparmio gestito hanno infatti permesso agli indici Small e Mid cap e AIM (Alternative Investment Market) di sovraperformare non solo le Blue chip italiane (nel periodo tra il 30 dicembre 2016 e il 31 ottobre 2017, il Ftse Mib hanno fatto segnare +18,69%), ma anche le parigrado europee, comprese quelle francesi che possono beneficiare di uno schema analogo a quello dei Piani individuali di risparmio. 

 

Performance a confronto 
Fonte: Market Analysis Blt, dati al 31/10/2017

 

Il secondo dato riguarda il volume delle transazioni. Il grafico sottostante mostra come per questi segmenti di mercato gli scambi siano aumentati non solo in termini assoluti, ma anche rispetto al totale delle transazioni concluse a Piazza Affari. Questo è un dato molto importante perché evidenzia come i PIR siano riusciti ad aumentare la liquidità di questi titoli molto spesso evitati sia dal risparmio gestito che dagli investitori retail proprio per il rischio di non essere in grado di uscire in qualsiasi momento.

 

Volume medio di transazioni per segmento di capitalizzazione

Fonte: Borsa Italiana

 

Ci sono poi i dati relativi alle Ipo nel 2017 (fonte Borsa Italiana al 4 dicembre 2017). Complice il buon andamento dei listini di Piazza Affari, infatti, sono ben 42 le nuove società che hanno deciso di fare il loro debutto in Borsa, 18 delle quali nel segmento AIM (dedicato a quelle di piccolissima capitalizzazione). A dimostrazione che la garanzia di poter essere considerati dagli investitori istituzionali sta spingendo gli imprenditori a finanziarsi in maniera alternativa al prestito bancario.

Quali i rischi all’orizzonte?
I primi 12 mesi di Pir sono dunque ricchi di numeri positivi e lasciano sperare che questo strumento possa davvero aver acceso la scintilla tra il mercato dei capitali e le piccole società, che rappresentano il tessuto imprenditoriale dell’Italia. I partecipanti alla tavola rotonda organizzata da CFA Society Italy (Pir one year after: innovations, expectations, future) hanno sottolineato come, nonostante i passi in avanti, la strada sia ancora tutta in salita. “L’economia italiana è molto lontana dall’essere rappresentata in Borsa. Per fare questo serve innanzitutto meno burocrazia e più agevolazioni per la quotazione”, ha detto Angelo Meda, Head of Equity Research di Banor SIM. “A fianco a questo gap rappresentativo c’è anche un problema di reperimento di capitali. Il sistema bancario nei prossimi dieci anni sarà costretto a ridurre in maniera drastica il proprio grado di indebitamento e le imprese saranno costrette a cercare sul mercato i fondi di cui necessitano”, aggiunge Francesco Cavallo co-gestore di Kairos International Sicav.

Il secondo aspetto che preoccupa gli investitori è che i Pir abbiano creato un effetto bolla. Che dunque gli acquisti abbiano alzato artificialmente i prezzi dei titoli. Su questo punto i partecipanti alla tavola rotonda sono concordi: “La crescita degli acquisti ha semplicemente ridotto il tasso di sconto dei titoli avvicinando il valore di mercato al loro fair value”, dicono Giulio Domma, amministratore delegato di Iren e Jacopo Tagliaferri Head of Small-Mid Caps Research di Intermonte Sim. Sul rischio, invece, che alla fine del primo ciclo di investimento i risparmiatori liquidino le proprie posizioni producendo un sell-off nel segmento mid e small-cap prova a tranquillizzare Michele Troiani, Head of Buyside Relationship Management di London Stock Exchange Group: “I dati di Borsa Italiana mostrano come l’88% della capitalizzazione di mercato delle mid-cap italiane sia in mano straniera (il 30% negli Usa) e questo significa che una eventuale uscita di massa da questo segmento, in occasione della conclusione del primo ciclo di fondi Pir, non produrrebbe un impatto così preoccupante”.

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Titoli citati nell'articolo
Nome TitoloPrezzoCambio (%)Morningstar Rating
Fidelity Italy A-Dis-EUR32,96 EUR-1,90
Lyxor FTSE Italia MCap PIR (DR) ETF C€118,86 EUR-1,90
Mediolanum Flessibile Futuro Italia LA20,90 EUR-1,06
Mediolanum Flessibile Sviluppo Italia L9,85 EUR-0,25
Info autore

Sara Silano e Francesco Lavecchia  Silano è caporedattore di Morningstar in Italia. Lavecchia è Research Editor di Morningstar in italia.