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Dove va l’energia Made in Usa

Il nucleare è la vera sorpresa, anche dal punto di vista ESG. Il gas naturale soffrirà nel breve per poi riprendersi. Il petrolio farà sempre di più i conti con lo scisto.

Marco Caprotti 29/08/2017 | 12:48

Bene il nucleare, anche dal punto di vista ESG; benino il gas naturale; male il petrolio. E’ questo, in estrema sintesi, lo scenario dipinto dagli analisti di Morningstar per il settore delle energie tradizionali negli Usa.

L’atomo sostenibile
La sopresa maggiore arriva dall’energia atomica, un segmento che secondo molti osservatori stava andando incontro a un inesorabile declino anche per effetto di una sempre maggiore coscienza ambientalista da parte degli investitori. La questione del futuro del nucleare negli Stati Uniti non è di poco conto considerando che i 99 impianti presenti sul territorio americano forniscono il 20% dell’elettricità nazionale e sono la fonte di approvvigionamento principale per le città più grandi. “La concorrenza da parte del gas naturale – meno costoso – e delle energie rinnovabili si sta mangiando una parte dei profitti del nucleare, ma noi crediamo che si debba avere una prospettiva di lungo periodo”, spiega uno studio firmato da Travis Miller, strategist esperto di Energy e Utility di Morningstar. “Le possibilità economiche, regolamentari e di sostenibilità permetteranno al nucleare di rimanere una fonte primaria di energia”. Secondo i dati Morningstar, fa parte del mix energetico di 18 società del segmento utility (vedi tabella sotto).

Il nucleare delle utility Usa
nuke


Secondo le previsioni di Morningstar, gli Stati Uniti saranno in grado generare almeno il 5% di energia in più entro il 2040 grazie al nucleare. “Secondo noi il mercato sottostima i rendimenti che può dare l’atomo”, spiega l’analista. “Molti osservatori dicono che il gas naturale diventerà una fonte sempre più importante nella produzione di energia negli Usa, ma i nostri calcoli indicano che il nucleare può dare guadagni simili con minori rischi per quanto riguarda gli investimenti di lungo periodo”.

Dal punto di vista della sostenibilità, poi, la situazione sembra meno pericolosa rispetto alla percezione comune. “Crediamo che il nucleare, dal punto di vista ambientale, sociale e di governance presenti una situazione migliore rispetto alla maggior parte delle altre fonti energentiche non rinnovabili”, dice Miller. Le basse emissioni di anidride carbonica e la sicurezza degli impianti permettono a questo segmento di raggiungere gli obiettivi di rispetto ambientale posti sia a livello statale che federale. Si tratta inoltre di una fonte energetica sempre più sicura sia per chi ci lavora che per la popolazione”.

Gas naturale
La situazione non sembra altrettanto rosea per il gas naturale, almeno nel breve periodo. “E’ vero la domanda a livello globale sta crescendo, ma non è sufficiente per esaurire l’offerta”, spiega Allen Good, strategist specializzato sul settore energy di Morningstar. “In questa situazione peserà anche l’aumento delle esportazioni da parte degli Stati Uniti che metteranno sotto pressione i prezzi pure in Europa e in Asia. La situazione dal 2020 dovrebbe cambiare, grazie a un aumento della domanda da parte della Cina, soprattutto per quanto riguarda l’uso industriale (vedi grafico sotto).

Andamento della richiesta di gas naturale a livello globale (per regione)
gas


Petrolio
Il petrolio, da parte sua, dovrà fare i conti con prezzi bassi a lungo. Colpa, secondo Preston Caldwell, analista di Morningstar specializzato sul settore petrolifero, dello shale oil. “Il petrolio di scisto è l’elemento che fa sempre di più la differenza nelle valutazioni dell’oro nero, in particolare per la qualità WTI”, spiega. “Il punto di pareggio delle aziende che lavorano in questo segmento si sta abbassando sempre di più: siamo passati dai 90 dollari al barile del 2013 ai 44 dollari del 2016. Se anche dovesse salire, non andrebbe oltre i 55 dollari nel 2020. Resta il fatto che, grazie ai progressi tecnologici, l’apertura di nuovi pozzi sta diventando sempre meno costosa, anche se si tratta di andare a lavorare in aree poco agevoli. Il processo di estrazione, poi, è sempre più efficiente. Questo significa che il mercato petrolifero, a livello globale, dovrà sempre di più fare i conti con il barile Made in Usa”.

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Info autore Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.