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Le small guidano il mercato Usa

Il BAROMETRO DI WALL STREET.  Male large cap e telecom. Energia e beni di consumo ciclici sono i più a sconto. 

Francesco Lavecchia 11/07/2017 | 11:34

A Wall Street vincono le piccole. A giugno le azioni small cap battono la concorrenza sovraperformando le società di media e larga capitalizzazione. In difficoltà il segmento large cap che nel periodo in considerazione ha ceduto quasi il 3%. Il bilancio da inizio anno, però, resta a vantaggio di quest'ultimo e in particolare dei titoli large growth che guidano il mercato americano grazie a una performance dell'11,5%. A guidare la pattuglia delle aziende a bassa capitalizzazione ci sono nel segmento growth le azioni del comparto healthcare (come Kite Pharma, bluebird bio, Radius Health, Myriad Genetics eTherapeuticsMD) che nelle ultime quattro ottave di contrattazione hanno registrato guadagni compresi tra il 25% e il 41%. Il segmento large growth, invece, è stato penalizzato dal -7,14 realizzato da Alphabet e dal -4,5% di Amazon. Su intervalli di lungo periodo, però, le big company fanno realizzare i risultati migliori, come testimoniano le performance a tre anni.

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L'andamento in Borsa si ripercuote sulle valutazioni dei segmenti della Morningstar Style Box. I titoli growth, che a uno e a tre anni hanno fatto molto meglio di blend e value, sono scambiati a un rapporto Prezzo/Fair value (P/FV) medio più alto, mentre i large value che a tre mesi hanno ceduto oltre il 5% sono gli unici ad avere un P/FV sotto la parità.

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Guardando i rendimenti dei settori economici (Figura 3) spicca il risultato negativo del comparto telecom che con le perdite registrate a giugno aumenta il passivo degli ultimi tre mesi a -7,6% (secondo solo a quello energetico che ha fatto registrare -12,4%). Tra i peggiori spiccano T-Mobile US e Comcast Corp, che nell'ultimo mese hanno perso rispettivamente l'11% e il 7,6%, mentre si salvano le small cap 8x8 e

Consolidated Communications Holdings che nello stesso periodo hanno chiuso con un attivo superiore al 5%. Negativo è stato anche l'andamento di tecnologici, beni di consumo difensivi e utility. Nel primo caso, come detto in precedenza, hanno pesato le perdite di Amazon e Alphabet, per il segmento difensivo dei consumer hanno giocato a sfavore i forti passivi di The Kroger e Costco Wholesale (rispettivamente pari a -22,79% e -12,61%), mentre il risultato delle aziende di pubblica utilità è stato penalizzato dalle perdite di Southern e Dominion Energy.

A brillare sono invece i titoli health care e i finanziari. I primi hanno beneficiato della buona intonazione delle big del pharma come Celgene, Alexion Pharmaceuticals Inc e Amgen, mentre il settore finanza è stato trainato dalle banche d'affari JPMorgna, State Street e Citigroup (che hanno fatto registrare performance tra l'8% e il 10%).  

Come è possibile notare dai rendimenti di lungo periodo, il mercato americano è in un trend rialzista che dura da diversi anni e questo ha reso le valutazioni delle stock molto alte. Fatta eccezione per i settori beni di consumo ciclici ed energia, tutti gli altri sono scambiati a un rapporto Prezzo/Fair value superiore a 1. Il segmento più costoso resta quello delle materie prime che al momento mostra un P/FV di 1,11.

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Info autore Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia