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Fondi pensione – Tfr, 5 a 0

Per il quinto anno di fila, i rendimenti medi dei comparti previdenziali di secondo pilastro battono la rivalutazione del Trattamento di fine rapporto. Il 2016 ha visto anche il lancio di 27 nuovi prodotti.

Valerio Baselli 03/03/2017 | 09:42

Nonostante l’andamento altalenante dei mercati finanziari, il 2016 ha segnato, per il quinto anno consecutivo, rendimenti medi dei vari strumenti di previdenza complementare superiori alla rivalutazione del Trattamento di fine rapporto. Secondo gli ultimi dati della Covip (la commissione di vigilanza sul settore), infatti, i fondi pensione negoziali hanno guadagnato in media l’anno passato il 2,7%, i fondi aperti il 2,2% e i Pip (Piani individuali pensionistici) il 3,6%. Tutto ciò a fronte di una rivalutazione del Tfr pari all’1,5%.

Tuttavia, restano comunque differenze importanti tra le diverse linee d’investimento. Si va infatti dal 5,7% medio della linea azionaria pura dei Pip allo 0,2% medio segnato dalle offerte obbligazionarie pure dei fondi negoziali. All’interno di ciascuna delle diverse tipologie di forma pensionistica, i risultati più elevati si sono avuti nelle linee a maggior contenuto di titoli azionari, sospinte soprattutto dall’apprezzamento dei corsi azionari nell’ultimo trimestre dell’anno. Nello stesso periodo, i rendimenti delle linee obbligazionarie e garantite hanno invece subito l’effetto della riduzione dei corsi dei titoli di debito, pur confermando una media annuale in territorio positivo. Da sottolineare come i rendimenti Covip siano espressi al netto dei costi di gestione e dell’imposta sostitutiva.

Le adesioni
Alla fine del 2016, le adesioni alla previdenza complementare sono circa 7,8 milioni; al netto delle uscite, la crescita dall’inizio dell’anno è pari a 557.000 unità (7,7%). Nei fondi negoziali, si è registrato un incremento di 177.000 iscrizioni (7,3%), per un totale a fine anno di 2,6 milioni; nel corso dell’anno, le adesioni sono state trainate in particolare dal meccanismo di adesione contrattuale ai fondi rivolti ai lavoratori del settore edile. L’andamento delle iscrizioni è stato leggermente più dinamico nelle forme pensionistiche di mercato offerte da intermediari finanziari. Le adesioni sono aumentate di 108.000 unità nei fondi aperti (9,5%) e di 271.000 nei PIP “nuovi” (10,5%), portando il totale complessivo a fine anno, rispettivamente, a circa 1,26 milioni e 2,87 milioni di iscritti.

Le risorse in gestione
Secondo stime preliminari che escludono la crescita dei fondi pensione preesistenti e dei Pip “vecchi”, a fine 2016 il patrimonio accumulato dalle forme pensionistiche complementari si è attestato a 149 miliardi di euro. Le risorse dei fondi negoziali ammontano a 45,9 miliardi, in crescita dell’8%. I Pip “nuovi” dispongono di un patrimonio di 23,8 miliardi e i fondi aperti di 17 miliardi; l’incremento nell’anno è stato, rispettivamente, del 18,8 e del 10,8%.

Nuovi prodotti
Nel corso dell’anno passato, infine, sono stati lanciati in Italia 27 nuovi fondi pensione, secondo i dati di Morningstar.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar in Francia e Italia.