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L’Europa non ha paura di niente

Gli eventi politici delle ultime settimane e le decisioni delle Banche centrali non hanno rallentato la corsa dei listini della regione. Un aiuto in più è arrivato dalla ripresa delle materie prime.

Marco Caprotti 29/12/2016 | 09:36

Molto timore per nulla. Hanno tirato un sospiro di sollievo i mercati europei dopo gli avvenimenti, che fuori e dentro la regione, almeno sulla carta avrebbero potuto appesantire i listini dell’area. L’indice Morningstar dedicato al Vecchio continente nell’ultimo mese (fino al 27 dicembre e calcolato in euro) ha guadagnato quasi il 5,5%.

ANDAMENTO MENSILE DELL'INDICE MORNINGSTAR EUROPE

graficoeuropa

Dati in euro aggiornati al 27 dicembre 2016
Fonte: Morningstar Direct

 

La zavorra non l’ha fornita la Banca centrale europea quando ha annunciato che avrebbe portato gli acquisti mensili di asset pericolosi da 80 miliardi di euro a 60 miliardi. Nemmeno la vittoria del “No” al referendum costituzionale in Italia, che secondo alcuni osservatori avrebbe potuto portare alla dissoluzione dell’Eurozona, è stato sufficiente a far deragliare i mercati. La spallata non è arrivata neanche dall’inattesa (e da molti ritenuta pericolosa) vittoria di Donald Trump alle presidenziali americane, né dalla decisione della Federal Reserve (questa invece attesa) di alzare i tassi di interesse Usa di un quarto di punto. “Molti osservatori erano convinti che questi elementi, sia da soli che tutti insieme, avrebbero potuto innescare una discesa dei mercati”, dice Dave Sekera, analista di Morningstar. “In realtà ci sono state leggere perdite che sono state riassorbite velocemente. In sostanza, per gli investitori tutti questi sono stati dei non-eventi”.

Un aiuto dalle commodity
Una dimostrazione in più arriva dalle categorie Morningstar dedicate all’Europa che, nelle ultime quattro settimane, hanno tutte mostrato uno stato di forma invidiabile. Fra quelle riservate alle società Large cap, la Value ha segnato +5,73%, mentre la Blend ha guadagnato il 5,06%. La Growth ha avuto un progresso di quasi il 4%. Una performance simile l’ha avuto il segmento dedicato alle Mid cap, mentre quello che si concentra sulle piccole imprese ha portato a casa il +3,4%. “A far aumentare l’ottimismo degli investitori è stata anche la ripresa delle commodity industriali”, spiega Sekera. “A rafforzarlo sono invece arrivati i valori massimi dal 2015 toccati da due materie prime molto sensibili agli umori dell’andamento economico come il rame e il petrolio”.

Non stupisce, quindi, che i fondi che si sono comportati meglio all’interno delle singole categorie dedicate al Vecchio continente, siano stati quelli che sovrappesano i titoli legati alle commodity. E’ il caso, fra gli strumenti Large cap blend, di MFM QUANTEVIOUR European Eqs R EUR (+8,82% in un mese, rating: 1 stella) nel cui portafoglio commodity ed energetici sono fra i settori più rappresentati grazie anche a titoli come quelli dell’italiana Saipem e della norvegese Fred Olsen

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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