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Il petrolio scalda gli obbligazionari high yield

La ripresa dei corsi del barile nell’ultimo mese è stata agguantata soprattutto dal segmento ad alto rendimento. Gli emergenti non si sono fatti sfuggire l’occasione. Il settore corporate arranca. 

Marco Caprotti 28/12/2016 | 14:54

Il risveglio dei prezzi del petrolio piace al reddito fisso, anche se non tutto il comparto è stato in grado di approfittarne. Chi ha cavalcato il barile, in particolare nell’ultimo mese, è stata la categoria Morningstar dedicata ai bond high yield che, in quattro settimane (fino al 27 dicembre e in euro), ha guadagnato il 3,16%.

All’interno di questo segmento gli strumenti che si sono fatti notare di più sono quelli che hanno una buona esposizione alla carta delle società petrolifere. E’ il caso di Legg Mason BW Global High Yield A USD Acc che, in quattro settimane, è salito del 4,4% grazie anche alla presenza nelle top holding di portafoglio delle emissioni (scadenza 2026, rendimento 8,8%) della società energetica brasiliana Petrobras e dell’americana Murphy Oil (maturity 2024, yield 8,8%).

Si scaldano anche gli emerging
“Le fiammate del barile hanno dato una spinta anche al segmento dei bond dei paesi emergenti”, dice Sara Bush, analista sul reddito fisso di Morningstar. “Il segmento, tra l’altro, avrebbe potuto avere una performance migliore se non ci fossero stati elementi che hanno preoccupato gli investitori come l’elezione di Donald Trump alla presidenza Usa (che ha promesso politiche protezionistiche che potrebbero danneggiare le importazioni) e il rialzo dei tassi da parte della Fed”. La categoria dedicata al debito dei paesi in via di sviluppo nell’ultimo mese ha guadagnato quasi il 3%. “Per quanto riguarda l’aspetto valutario, la fotografia mostra luci ed ombre”, dice l’analista di Morningstar. “Il real, il rublo e il rand si sono comportati bene nei confronti delle principali divise forti. Il peso, invece, è finito sotto pressione anche a causa delle preoccupazioni legate alla politica anti immigrazione della prossima amministrazione Usa”. 

In questo segmento la performance migliore (+6,1%) è stata quella di Templeton Emerging Markets Bond N Acc USD (rating Morningstar: tre stelle, Analyst rating: Bronze). Il portafoglio è dedicato esclusivamente alle emissioni dei paesi sudamericani con una netta prevalenza di quelli esportatori di petrolio.

Il corporate perde slancio
Il mese è stato avaro di soddisfazioni per il segmento corporate che, a livello globale, ha portato a casa un +1,17%. In questa categoria si è fatto vedere New Capital Global Value Credit USD Ord Acc (+2,5%, rating Morningstar: 5 stelle). Il gestore ha sovrappesato soprattutto le scadenze brevi e lunghe concentrandosi in particolare sulla carta aziendale degli Stati Uniti. A livello settoriale la precedenza è stata data al debito emesso dalle banche, ma c’è una buona presenza di società del comparto petrolifero. “In generale, si sono comportati bene tutti quegli strumenti che hanno in portafoglio obbligazioni di emittenti di buona qualità”, dice Bush.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.