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L’Asia frenata dai suoi giganti

Cina e India pesano sulla performance della regione. Tuttavia, la situazione non è così critica come si potrebbe pensare leggendo i giornali. Vietnam e Indonesia sono le grandi scommesse.

Valerio Baselli 17/03/2016 | 09:46

Dopo le ultime forti correzioni, i mercati asiatici vengono scambiati a livelli che non si vedevano dalla crisi finanziaria del 2008. Diversi fattori, quali il rallentamento economico e il crollo delle materie prime, hanno portato ansia e volatilità sui listini.

L'indice Morningstar Asia Pacific ex Japan NR ha perso l’1,8% da inizio anno e l’11,4% negli ultimi 12 mesi (in euro al 9 marzo 2016); la regione continua a soffrire la forte incertezza attorno alla sua principale locomotiva, la Cina (il Morningstar China NR è scivolato dell’11,5% dal 1° gennaio) e al rallentamento dell’altro gigante, l’India (con il benchmark Morningstar India NR in caduta dell’8,8% sullo stesso periodo).

I mercati asiatici, quindi, sono sottovalutati? “Non quanto si potrebbe pensare”, si legge in una recente analisi a cura Schroders. “Se si eliminano dai benchmark molti titoli bancari e del settore delle materie prime, di discutibile valore, si scopre che i multipli dei prezzi sono in linea con la media storica. Anzi, se si prendono solo le aziende di maggior qualità, nel settore dei consumi ad esempio, si scopre che sono anche sopra”. 

Niente panico
“Vedo molta confusione attorno alla situazione in Asia e in Cina in particolare”, ha detto Raymond Chan, responsabile azioni Asia Pacifico di Allianz Global Investors, durante una conferenza stampa mercoledì scorso a Parigi. “Alcune di queste preoccupazioni possono essere giustificate, ma molte altre sono il risultato di un’ondata di panico che è stata creata soprattutto dai media. D’altronde, uno dei problemi principali delle autorità cinesi è la comunicazione; basta confrontare le conferenze stampa e i comunicati rilasciati dalla Fed e dalla Bce con quelli della Banca popolare cinese (PBOC)”, ha aggiunto il gestore.

“La chiave per investire in Asia è ignorare il market noise (rumore di mercato, ovvero le notizie, i titoli di giornale, le chiacchiere, ecc Ndr)”, prosegue il report di Schroders. “Il crollo dei prezzi azionari avvenuto a metà dell'anno scorso ha ulteriormente rafforzato la nostra opinione secondo cui l’investimento nella regione richiede una ricerca selezionata di aziende di qualità, che forniscono rendimenti costanti e che siano a valutazioni ragionevoli”.

“L’Asia continua a offrire notevoli vantaggi strutturali in termini di potenziale di crescita nel lungo termine, ma ci sono turbolenze a breve – continua lo studio – che hanno bisogno di essere prese in considerazione in un processo decisionale d’investimento. Le aziende asiatiche si trovano di fronte a delle tendenze globali che avranno un notevole impatto, come la demografia e la deflazione”.

Pechino ha bisogno di tempo
La Cina è un’economia di mercato ancora molto giovane, che si è aperta al mondo solo una trentina di anni fa. “Le autorità stanno ancora imparando a gestire certe situazioni e spesso si sono limitate a copiare l’Occidente - ha continuato Chan - una strategia sbagliata, visto che la maturità del mercato non è assolutamente la stessa”.

Bisogna comunque dire che ci sono stati miglioramenti in questo senso: nel mese di febbraio, a differenza degli ultimi episodi, il governatore della PBOC ha cercato di essere il più chiaro possibile e ha più volte ricordato che la svalutazione del renminbi non è all’ordine del giorno e che è opportuno prendere in considerazione la politica dei cambi non solo in base alla parità nei confronti del dollaro, ma contro un paniere di valute che dovrebbero rappresentare gli scambi commerciali esteri del paese.

Pechino è già impeganta nella trasformazione del suo modello economico, ma queste riforme strutturali necessitano di molto tempo: tra i punti principali, c’è senza dubbio l’attirare nuovi investitori istituzionali esteri (uno dei maggiori problemi del mercato azionario cinese è infatti sovrabbondanza di investitori domestici retail), stabilizzare e rafforzare il sistema bancario, trasformare il modello produttivo investendo in ricerca e sviluppo, settore in cui la spesa annua ha raggiunto ormai lo stesso livello dell’Unione europea.

“In un certo senso, la Cina di oggi mi ricorda il mercato di Taiwan degli anni ‘80 - ha commentato Chan - un mercato che deve ancora maturare, molto volatile, ma che presenta caratteristiche interessanti sul lungo termine”.

Opportunità emergenti
Al di là dei pesi massimi cinesi e indiani, il continente asiatico offre anche opportunità per gli investitori con una tolleranza al rischio più elevata, con dei mercati di frontiera che mostrano un significativo potenziale di crescita. In primo luogo, per quanto riguarda la diversificazione: se infatti il benchmark MSCI Asia ex Japan ha perso da inizio anno l’8,5%, l'indice MSCI Asia Frontier Markets è sceso “solo” del 5,6%.

“Ci sono opportunità d’investimento di qualità, ma per trovarle bisogna allontanarsi dal “beta”, cioè dalla maggior parte dei titoli inclusi negli indici regionali”, affermano gli analisti di Schroders. “In particolare, noi cerchiamo aziende con forti flussi di cassa, produttori a basso costi con un modello aziendale flessibile e, soprattutto, società che possano sfruttare i trend legati all’urbanizzazione e alla crescita della classe media”.

“Le nostre principali scommesse in questo senso sono il Vietnam, che dovrebbe essere entrato nella ciclo di mercato rialzista secondo la nostra analisi fondamentale, e l’Indonesia, un mercato che ha perso molto l’anno scorso e che è partito molto forte in questo inizio del 2016”, ha concluso Chan di Allianz.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar in Francia e Italia.

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