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Quel Brasile che piace al mercato

I fondi dedicati al paese sudamericano sono stati fra i migliori dell’ultimo mese. La situazione macroeconomica è grave. Ma, dicono gli analisti, i Carioca hanno sempre mostrato di sapersi risollevare. Anche grazie alla Banca centrale.  

Marco Caprotti 09/03/2016 | 16:44

“Il Brasile è il paese del futuro. E sempre lo sarà”. La frase, attribuita al generale e poi presidente francese Charles de Gaulle, recentemente sembra essere tornata in mente agli investitori. Guardando l’andamento delle categorie Morningstar si nota che quella dedicata alla prima economia sudamericana, nell’ultimo mese (fino al 7 marzo e calcolata in euro), è cresciuta del 19,2%, piazzandosi al secondo posto fra i top performer del periodo.

Il quadro macro
Certo di strada da fare prima di recuperare ce n’è. Dai massimi degli ultimi tre anni (toccati a febbraio 2013), il segmento ha perso più del 55%. Ma la performance delle ultime quattro settimane è comunque ragguardevole se si considera il contesto all’interno del quale si muove il paese. In base al Bollettino Focus, divulgato dalla locale Banca centrale, le proiezioni negative per il Pil del 2016 sono arrivate a -3,5% e quelle per l'inflazione al 7,59%. Gli ultimi dati ufficiali dell'Istituto nazionale di geografia e statistica (Ibge) hanno mostrato una contrazione del Pil pari al 3,8% nel 2015 rispetto al 2014. A pesare in negativo è (ed è stato) sicuramente il crollo dei prezzi delle materie prime (a sua volta derivante dall'andamento del petrolio) ma anche il generale rallentamento delle altre economie emergenti (in particolare della Cina).

Il Brasile è in recessione da agosto 2015 e, nello stesso periodo, l'agenzia di rating Standard & Poor’s ne aveva declassato al livello “spazzatura” (BB+) i titoli di Stato. La debolezza del paese non è una novità. Se nel periodo 2000-2010 la crescita media era stata del 3,7% l’anno, dal 2011 al 2013 il ritmo è rallentato (2,7%, 1% e 2,5% rispettivamente). Il tutto condito da una situazione politica complessa.

I punti di forza
Insomma, uno scenario che dovrebbe far scappare gli investitori, soprattutto in un periodo di dubbi sull’andamento della congiuntura mondiale. “Nonostante la situazione negativa, noi crediamo che il Brasile alla fine si risolleverà, come ha fatto in passato”, spiega Allan Nichols, analista di Morningstar. “Certo non siamo convinti che sarà in grado di esprimere appieno le sue potenzialità, ma siamo sicuri che potrà tornare a vedere tassi di crescita accettabili”. Una mano potrebbe arrivare dalle Olimpiadi di quest’anno che saranno ospitate proprio dal paese sudamericano.

“Intanto la Banca centrale ha mostrato di volersi sganciare dalla politica alzando i tassi di interesse”, dice Nichols. “E’ vero che un costo del denaro in crescita mette sotto pressione un’economia in rallentamento, ma è anche in grado di mettere il freno all’inflazione”.

Il governo aveva fatto grandi pressioni sull’istituto per abbassare i tassi prima delle elezioni (che hanno permesso a Wilma Roussef di essere rieletta). La Banca centrale, tuttavia, poi ha realizzato di aver sbagliato strada ed è tornata sui suoi passi con una manovra restrittiva simile a quella che nel 2002 ha permesso al paese di portare sotto controllo i prezzi dopo un forte crollo dell’economia. “L’attuale governo non sembra in grado di portare avanti nessuna riforma di valore”, dice l’analista di Morningstar. “Tuttavia ci sono due fattori messi in piedi dalle precedenti amministrazioni, che potrebbero fare la differenza: la riduzione delle pensioni statali e la riforma scolastica. La seconda, in particolare, nel medio e lungo termine potrebbe creare una nuova classe di lavoratori più abili in grado di far tornare a crescere il Pil”.  

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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