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L’America usa la Cina per farsi male

Wall Street nelle ultime settimane ha sofferto per i brutti dati arrivati dal paese asiatico. Ma i numeri a stelle e strisce dicono che la prima economia del mondo corre ancora. 

Marco Caprotti 09/09/2015 | 16:19

Un occhio alla Cina e uno alla situazione macro Usa. Hanno rischiato di diventare strabici gli investitori interessati agli asset degli Stati Uniti nelle ultime settimane. Il sacrificio non ha pagato: l’indice Russell dedicato a Wall Street in un mese (fino all’8 settembre e calcolato in euro) ha perso il 6,23%. Una performance inevitabile alla luce dei dubbi sulla crescita globale scatenata dal rallentamento del Paese del Dragone, che sono riusciti a mettere in secondo piano i progressi fatti dalla congiuntura Usa.

Paure senza fondamento
Ma l’andamento della piazza Usa è stato anche l’ennesima dimostrazione di come gli operatori abbiano una certa facilità a farsi prendere da panico immotivato. “Crediamo che gli investitori stiano sovrastimando l’impatto della Cina sull’economia mondiale, specialmente per quanto riguarda i paesi più sviluppati”, spiega Robert Johnson, responsabile della ricerca economica di Morningstar. “Secondo le nostre analisi i rapporti commerciali con il paese asiatico influiscono solo sull’1% del Pil americano”. Ma cosa si sono persi i gestori e i risparmiatori che si sono fatti distrarre da Pechino? Ad esempio i dati sugli ordini di beni durevoli negli Stati Uniti ben superiori alle attese a luglio (+2% contro stime per +0,1%). E poi hanno prestato poca attenzione al Beige Book, il rapporto sullo stato di salute dell’economia americana che la Federal Reserve pubblica ogni sei settimane. Nel documento si dice che la congiuntura a stelle e strisce nel secondo trimestre dell’anno è cresciuta più delle attese e della stima preliminare. Il Pil Usa del periodo aprile-giugno à salito del 3,7%, contro un’attesa del 3,3% e un dato preliminare del +2,3%.

In attesa della Fed
Frutto dell'analisi condotta nei 12 distretti in cui opera la Fed, il documento verrà utilizzato nella prossima riunione della Banca centrale americana in calendario il 16 e il 17 settembre. In quell’occasione, il governatore Janet Yellen terrà una conferenza stampa, dopo il meeting, da cui verranno annunciate non solo possibili decisioni di politica monetaria (forse un rialzo dei tassi) ma anche aggiornamenti sulle stime economiche. La Fed si aspetta che la gran parte dei settori continui a crescere “al passo visto recentemente”, dice il Book. Dei 12 distretti analizzati, 11 hanno visto una crescita “modesta” o “moderata” mentre quello di Cleveland (Ohio) ha visto un'espansione “contenuta”. Un altro elemento che sarà tenuto in considerazione è quello dell’occupazione. Se da un lato il numero inferiore alle attese di posti di lavoro creati negli Usa in agosto (173mila contro i 220mila previsti) aumenta la probabilità che la Fed rinvii la prevista stretta della politica monetaria, dall'altro non può che alimentare qualche preoccupazione sul passo (ma non sulla tenuta) della crescita economica americana.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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