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I bond scivolano ma non spaventano

Le vendite sul mercato obbligazionario, dicono gli operatori, sono la conseguenza delle valutazioni raggiunte in passato e dell’attivismo della Bce. Che non intende fermarsi. 

Marco Caprotti 27/05/2015 | 14:19

Le obbligazioni si preparano a un mercato Orso? Le vendite che si sono registrare nelle ultime settimane hanno alimentato questa paura. L’indice Barclays del segmento nell’ultimo mese (fino al 26 maggio e calcolato in euro) ha perso il 3%. “Ogni qualvolta ci sono significative correzioni, è importante che gli investitori si ricordino dove era il mercato prima della discesa e quali sono le motivazioni di tale movimento”, spiega uno studio firmato da Gareth Isaac, gestore nel segmento reddito fisso di Schroders. “Sebbene ci siano state sicuramente delle forti vendite sui mercati obbligazionari, a causa della fragilità in Europa, queste si sono verificate partendo da valutazioni che erano sui massimi di tutti i tempi”.

Ci sono diverse ragioni per le quali le obbligazioni sono diventate così care. Il principale è l’attivismo della Banca centrale europea di cui il Quantitative easing (iniezioni di liquidità), è solo l’ultimo capitolo. Gli investitori, sapendo che la Bce avrebbe acquistato obbligazioni fino al 2016, sono stati costretti a spostarsi ulteriormente lungo la curva (10, 20 e 30 anni) per trovare un rendimento. Gli operatori si sono resi conto del fatto che i prezzi delle obbligazioni si sono mossi a livelli irragionevoli tra gennaio e aprile. Con il recupero del prezzo del petrolio in atto, il ritorno della crescita e il programma di Qe della Bce destinato a continuare, una parte del rischio tassi e del rischio inflazione è stata nuovamente inclusa nei prezzi delle obbligazioni, durante la fase di correzione dei mercati

“La crescita a cui stiamo assistendo ora ha probabilmente poco a che fare con il programma di allentamento quantitativo della Bce”, spiega il gestore di Schroders. “E’ invece, molto probabilmente, l’apice degli effetti dell’introduzione della Bce dei tassi negativi, delle Targeted longer-term refinance operations (Tltros) e della finalizzazione dell’Asset quality review, che ha tenuto ben capitalizzate le banche europee. Tutte queste iniziative sono state lanciate lo scorso anno, con l’obiettivo di liberare capitali da poter spendere o investire”.

L’Eurotower non si ferma
La Bce, intanto, ha confermato che porterà a termine il suo programma di acquisto. Ha poi affermato che accelererà nei prossimi due mesi. “Nel corso di giugno, ci attendiamo un calo dei rendimenti a causa della portata del Qe della Bce e del rialzo delle aspettative di inflazione qualora il prezzo del petrolio registri un ulteriore rialzo (anche se continuiamo a credere in un calo del prezzo dell’oro nero sul breve termine)”, spiega una nota di Pierre Olivier Beffy, capo-economista di Exane BNP Paribas. “Il Qe della Bce è diverso, in termini di portata, rispetto a quello della Fed, a quello della BoJ o a quello nascosto della PBoC (istituto centrale cinese, Ndr). Portando l’ammontare degli acquisti ad un livello inferiore alle emissioni nette, l’istituto influenza i prezzi dei mercati obbligazionari. Per questo motivo la conclusione dell’allentamento quantitativo sarà un momento molto delicato, come dimostra la recente ondata di vendite sui mercati obbligazionari. È molto difficile che il Qe possa semplicemente finire a settembre 2016”.

 

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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