Europa schiacciata fra Qe e Atene

Le iniezioni di liquidità della Bce regalano speranze di ripresa alla regione. Ma resta l’incognita sul futuro della Grecia e sugli effetti che potrebbe avere un default del paese. Gli investitori non sanno che direzione prendere. 

Marco Caprotti 30/04/2015 | 12:01

Grecia e Banca centrale europea continuano a essere i grandi osservati speciali sui mercati del Vecchio continente. Ma lo studio di questi due elementi per il momento non sembra fornire risposte soddisfacenti agli investitori. Il senso di disorientamento degli operatori è ben evidenziato dall’andamento dell’indice Msci dedicato all’Europa che, nell’ultimo mese (fino al 29 aprile e calcolato in euro) è salito solo dello 0,75% (+17% la performance da inizio anno).

Il quadro di Atene
Le ultime notizie dal fronte ellenico dicono che l’agenzia Moody’s ha tagliato il rating della Grecia a 'Caa2' da 'Caa1' (l’outlook è negativo). La probabilità di un default del paese, quindi, secondo la società americana di analisi continua ad aumentare con il passare delle settimane in mancanza di un accordo con i creditori. Il rating Caa2 è associato con una probabilità su quattro di default in due anni. “C'è un’elevata incertezza sul fatto che venga raggiunto un accordo in tempo per onorare i pagamenti” afferma Moody's nella nota che accompagna la decisione, sottolineando che il “risultato finale sarà legato a decisioni politiche a livello europeo e in Grecia”. Moody's ritiene che ci siano significativi rischi anche se un accordo venisse raggiunto, dato l'indebolimento dell’economia e il fragile contesto politico nazionale.

La Bce, intanto, ha innalzato di 1,4 miliardi il tetto di liquidità a disposizione delle banche elleniche attraverso lo sportello di emergenza Ela (gestito dalla Banca centrale nazionale), portandolo a 76,9 miliardi.

“La Grecia necessiterebbe almeno di una generazione per risolvere i suoi problemi tramite riforme strutturali, visti i limiti entro i quali può agire”, spiega un report di Richard Woolnough, gestore obbligazionario M&G Investments. “La soluzione di breve termine quindi per il Paese ellenico sarebbe quella di un salvataggio tramite trasferimenti fiscali diretti o permettendo un default greco. Si tratta ovviamente di opzioni difficilmente attuabili, dati i dilemmi politici che molti Paesi si troverebbero a dover affrontare nell’apportare quest’assistenza”.

Il bazooka europeo
Nel frattempo gli investitori continuano a fare i conti con gli effetti del Qe (Quantitative easing, di fatto delle iniezioni di liquidità) lanciato dalla Banca centrale europea. Il colpo di bazooka (come è stato chiamato) dell’Eurotower fornisce al sistema economico e finanziario di Eurolandia 1.100 miliardi di stimolo sotto forma di acquisto di obbligazioni in 18 mesi (a partire da marzo). Gli acquisti avvengono al ritmo di 60 miliardi di euro al mese, analogamente (in termini di dimensione economica) alle iniezioni concluse dalla Federal Reserve (100 miliardi di dollari mensili). La Bce si assume soltanto il 20% del rischio di default associato con l'acquisto dei bond, con il restante 80% delle potenziali perdite che ricadono sulle Banche centrali dei paesi emittenti.

“Sembra che il piano stia producendo l’effetto voluto, i tassi di interesse sono in calo, le azioni in aumento, l’euro si svaluta e le previsioni inflazionistiche salgono. Ci aspettiamo che il piano durerà abbastanza da mantenere i tassi di interesse estremamente bassi per almeno i prossimi 24 mesi. Le previsioni della Bce sull’inflazione 2017 all’1,8% sembrano eccessive ed è possibile che il piano venga rinviato oltre la conclusione prevista per settembre 2016”, spiega uno studio preparato dal Team di Research & Investment Strategy  di AXA Investment Managers. “La grande sorpresa è che il lancio del piano di acquisto di titoli di stato ha coinciso con la ripresa dell'economia. Nel settore corporate, la brusca svalutazione dell’euro, abbinata all’allentamento delle condizioni finanziarie, sta facendo salire gli utili e genera domanda di credito. Per quanto concerne l'effetto sulle famiglie, l'inflazione negativa e il miglioramento del mercato del lavoro favoriscono la spesa”.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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