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Draghi batte la Grecia

Le iniezioni di liquidità della Banca centrale europea, il calo del petrolio e l'indebolimento dell'euro, per gli operatori sono buoni motivi per investire nell'equity del Vecchio continente. A dispetto delle incertezze create da Atene e dall'Ucraina. Prudenza con i bond. 

Marco Caprotti 12/02/2015 | 11:28

Su un piatto della bilancia ci sono la questione del debito greco e il rinfocolarsi della crisi ucraina. Sull’altro sono posati il calo del prezzo del petrolio, l’indebolimento del dollaro e, soprattutto, il Qe (iniezioni di liquidità attraverso l’acquisto di bond sovrani), lanciato dalla Banca centrale europea. In una situazione del genere, dicono gli operatori – e nonostante le incertezze create dalla situazione ellenica e da quella nell’est del Vecchio continente, per gli operatori l’ago è spostato a favore degli investitori che decidono di puntare sull’Europa.

Il quadro
L’Eurotower fornirà al sistema economico e finanziario di Eurolandia 1.100 miliardi di stimolo sotto forma di acquisto di obbligazioni in 18 mesi (a partire da marzo). Gli acquisti avverranno al ritmo di 60 miliardi di euro al mese, analogamente (in termini di dimensione economica) alle iniezioni appena concluse dalla Federal Reserve (100 miliardi di dollari mensili). La Bce si assumerà soltanto il 20% del rischio di default associato con l'acquisto dei bond, con il restante 80% delle potenziali perdite che ricadranno sulle Banche centrali dei paesi emittenti. Per quanto riguarda il petrolio, complici le scorte americane di greggio che sono risultate superiori del doppio alle attese (4,8 milioni di barili contro due stimate), l’oro nero è tornato sotto 50. Sul fronte valutario, dopo il QE europeo, la moneta unica è scesa fino a toccare quota 1.1100 (contro dollaro) per poi, dopo le elezioni in Grecia, tentare nuovamente dei rialzi, assestandosi in questi giorni a quota 1,3.

“L’Europa beneficia di una serie di fattori relativamente favorevoli”, spiega un report di Mark Burgess, Chief Investment Officer di Threadneedle Investments. “Molto probabilmente nel 2015 assisteremo, per la prima volta da molti anni, a una revisione al rialzo della crescita del Pil europeo. In Europa, gli utili societari saranno sostenuti dal miglioramento della competitività derivante dal deprezzamento della moneta unica, mentre le valutazioni sono relativamente allettanti”.

Le scelte operative
A spingere verso l’equity, oltre alle condizioni macro, dovrebbero essere anche le obbligazioni: i rendimenti dei bond governativi (soprattutto dei paesi cosiddetti core, i meno rischiosi) fanno aumentare l’appetito per asset più rischiosi. “Man mano che i programmi della Bce mostreranno i propri effetti, si dovrebbe avere un più rapido aumento dei prestiti al settore privato”, spiega uno studio di Generali Investmets Europe. “Benché permangano alcuni significativi elementi avversi, ad esempio i rischi geopolitici e una crescita più debole nei mercati emergenti, una ricaduta nella recessione è diventata più improbabile”.

Occhio ai bond
In una situazione del genere, la prudenza sull’obbligazionario diventa necessaria. “Centrale nel dibattito sull'austerità e sulla stretta finanziaria in Europa è la Grecia, che è alla ricerca di una rinegoziazione della scadenza del proprio piano di salvataggio”, dice un report firmato da Viktor Nossek, Direttore della ricerca di WisdomTree Europe. “Il rischio di contagio espone Spagna e Italia a una maggiore volatilità e a più alti differenziali di credito. Specialmente se l'inflazione non dovesse salire nei paesi periferici e un più alto rischio di default dovesse iniziare a essere prezzato. Uno scenario simile è probabile che polarizzi ulteriormente l’allocazione in beni rifugio considerati sempre più sicuri e che comprima maggiormente i già bassi livelli di rendimento registrati dalle obbligazioni tedesche e dei paesi core dell'Europa - più vicine allo zero se non, addirittura, negative”.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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