La Grecia non è una tragedia

Se anche il paese dovesse andare in default, dicono gli operatori, gli effetti sui mercati sarebbero limitati. Ma potrebbe diventare un pericoloso precedente. 

Marco Caprotti 28/01/2015 | 14:44
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La Grecia anti-austerity fa più paura ai politici che hai mercati. È vero che le Borse, da quando il partito di sinistra radicale Syriza ha vinto le elezioni politiche (il suo leader e nuovo primo ministro ellenico Alexis Tsipras intende negoziare la riduzione del debito che ha raggiunto il 175% del Pil), hanno registrato una certa volatilità. Ma è difficile, dicono gli operatori, che la situazione possa diventare un problema per gli investitori. Almeno nel breve e medio termine.  

La preoccupazione dell’Eurozona politica è palpabile e si vede anche nelle questioni formali. Il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, sarà venerdì ad Atene per incontrare il neo premier e il ministro delle finanze, Yanis Varoufakis. Giovedì a spostarsi sarà il presidente del Parlamento Ue, Martin Schulz. L’elemento nuovo è che si è rotta la tradizione secondo cui un capo di governo appena nominato fa le prime mosse e si reca nelle principali capitali europee e, in primo luogo, a Bruxelles per prendere i primi contatti e stabilire le basi per il dialogo politico con governi e istituzioni Ue. Tsipras, invece, riceve.

La Banca centrale europea, intanto, per bocca di un membro del comitato esecutivo, Benoit Coeurè, ha fatto sapere che è impossibile per l’Eurotower accettare una ristrutturazione dei titoli del debito greco in suo possesso. “Per ragioni giuridiche”, ha avvertito. Il mandato della Bce, ha spiegato, proibisce alla Banca di finanziare gli stati europei e sarebbe, di fatto, quello che si verificherebbe in caso di ristrutturazione del debito. La Bce detiene attualmente 27,2 miliardi di debito greco negoziabile, pari al 42% del totale. Il 20 luglio sono in scadenza obbligazioni per 3,5 miliardi di euro e altre due emissioni, per 3,2 miliardi, scadono in agosto.

Non c’è pericolo contagio. Per ora
A gettare acqua sul fuoco ci provano gli operatori di mercato. “Se la Grecia dovesse ristrutturare il proprio debito o andare in default, gli investitori di bond all’inizio suderebbero freddo”, spiega Dave Sekera corporate bond strategist di Morningstar. “Tuttavia, anche se il paese dovesse andare a gambe all’aria, le implicazioni ora sarebbero diverse rispetto al 2010 (quando la questione ellenica è esplosa, Ndr). La maggior parte del debito del paese è in mano a istituzioni come i governi dell’area euro, il Fondo monetario internazionale e la Bce. Tutte entità che non possono andare in default. La Grecia potrebbe decidere di tornare dall’euro alla dracma, ma anche questa è una situazione gestibile”. La Germania, del resto, ha già detto di non essere eccessivamente preoccupata dall’uscita di Atene dal perimetro della moneta unica (anche se, poi, ha corretto un po’ il tiro). Il problema, però, potrebbe essere un altro. “Il default o il ritorno alla valuta nazionale, sarebbero un precedente nel caso in cui un altro paese si trovasse in difficoltà. Se accadesse in Francia o in Italia, gli impatti sui mercati finanziari sarebbero decisamente più gravi”.

La fuga di capitali
Resta il fatto che la Grecia sta comunque giocando con il fuoco se è vero che, come ha riportato il quotidiano Ekathimerini, a dicembre le entrate fiscali sono state inferiori alle attese di 2,3 miliardi e che solo nella settimana precedente al voto le banche elleniche hanno registrato una fuga di capitali per 10 miliardi di euro. Una somma considerevole se si considera che alla fine di novembre i depositi erano pari a 164 miliardi. “Pensiamo che vi sia la possibilità che questi deflussi continuino fino a che non ci sarà chiarezza nei negoziati con la troika”, spiega un report di Barclays. “Di conseguenza i fondi dell’Ela (Emergency liquidity assistance, strumento nato allo scopo di assistere gli istituti di credito ancora solvibili, ma con problemi reperimento di liquidità a breve, Ndr) della Bce diventeranno con ogni probabilità cruciali, come lo sarà la decisione di lasciare aperte le linee di credito".

 

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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