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I bond non sono passati di moda

Nel 2014 l'investimento in obbligazioni ha giocato un ruolo importante nelle scelte di portafoglio degli investitori. Merito anche delle Banche centrali. 

Marco Caprotti 07/01/2015 | 12:26

Nel 2014 gli investitori non sono rimasti insensibili alle promesse di protezione dei portafogli suonate dalle obbligazioni. L’indice Barclays di questo asset di investimento l’anno scorso ha guadagnato (in euro) il 14,5% contro il -6,8% segnato nel 2014. L’interesse, tuttavia, non è stato generalizzato. 

I Treasury, considerati da sempre un porto sicuro nelle fasi di incertezza dei mercati, nella parte finale del 2014 sono stati fra i peggiori titoli di debito governativo. Le prospettive di ripresa degli Stati Uniti, insieme alla possibilità che la Federal Reserve ricominci ad alzare i tassi di interesse, del resto, hanno remato contro una ripresa a breve dei Tbond.

Occhio alle Bce
Il Vecchio continente, da parte sua, ha potuto contare su dati macro poco convincenti, ai quali la Banca centrale europea si sta adeguando con una politica monetaria sempre più accomodante. Va detto che l’Eurotower è stato – e probabilmente continuerà a essere - il fattore trainante per i mercati obbligazionari in Europa, sia per quanto concerne l’impatto sui prezzi degli strumenti finanziari (derivante dall'applicazione degli interventi annunciati a giugno e settembre), sia sull’economia reale. Se i dati a livello di economia reale resteranno deludenti, i mercati continueranno ad aspettarsi nuovi interventi da parte del presidente della Bce, Mario Draghi. Certo, nella conferenza di presentazione dell’ultimo taglio dei tassi e delle altre misure di rilancio dell’economia, l’Eurotower ha dovuto ammettere che non c’è stata unanimità sull’acquisto di titoli di stato (in base al modello di Quantitative easing statunitense e britannico). Ma se le cose non miglioreranno l’opzione diventerà realistica. Tanto che Draghi ne ha parlato anche nel suo intervento di fine anno.

L’effetto delle crisi
Il mercato obbligazionario nel corso del 2014, non sembra essersi preoccupato eccessivamente per le tensioni fra Ucraina e Russia e per i problemi di crescita che continuano a caratterizzare la Cina. Ma, guardando al mercato dei corporate, ad esempio, si è notato che i differenziali fra obbligazioni di diversa qualità sono rimasti ai minimi rispetto a prima della crisi finanziaria del 2008. L’opinione degli investitori, insomma, è che un contagio da parte della situazione ucraina o cinese nei Paesi sviluppati alla fine sarebbe molto limitato.

I bond emergenti
L’obbligazionario emergente ha registrato performance positive negli ultimi dodici mesi, nonostante gli investitori si siano soffermati sulla fine delle politiche di Quantitative easing (Qe, allentamento monetario)negli Usae sulla volatilità causata dalle tensioni  geopolitiche in Ucraina e i conflitti in Medio oriente. Al contrario, il sentiment verso l’asset class ha beneficiato dei tassi d’interesse bassi nelle economie sviluppate, dove l’inflazione è rimasta contenuta. Mostrando la capacità di adattarsi alla tanto attesa fine del Qe, la domanda degli investitori per asset class più redditizie (come i bond dei mercati emergenti) è rimasta sostenuta. 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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