Anno senza riscossa per l'Europa

Nel 2014 la regione non è riuscita a mandare segnali convincenti ai mercati. Colpa, ancora, dei problemi strutturali a cui si sono aggiunte tensioni geopolitiche inattese. La Bce, intanto, ha cercato di dare una spinta. Leggi le analisi che Morningstar ha pubblicato nei mesi scorsi. 

Marco Caprotti 29/12/2014 | 15:17

Non tutti sono stati pronti, nel 2014, a scommettere su una veloce ripresa dell’Europa. A inizio anno l’agenzia Standard&Poor’s ha tolto il rating AAA (il giudizio migliore) all’Unione Europea citando le tensioni tra i paesi membri nelle discussioni sul budget. S&P ha abbassato il rating di un gradino ad AA+ con outlook stabile. La perdita della tripla A, ha spiegato l’agenzia in un comunicato, “riflette la nostra convinzione che la credibilità complessiva degli ormai 28 paesi membri della Ue in materia di credito si sia indebolita, il profilo finanziario deteriorato e la coesione allentata”. Gli occhi sono stati puntati per tutto l’anno sulla Bce. Agli operatori non è sfuggita l’insistenza con cui il presidente dell’Eurotower, Mario Draghi, ha detto di essere pronto a intervenire se le cose nella regione peggiorassero.

Le tensioni
I momenti di tensione non sono mancati. Il primo elemento a catalizzare l’attenzione è stato la crisi in Ucraina dove, dopo mesi di proteste (degenerate poi in veri e propri scontri con vittime), il presidente, Viktor Yanukovich, ha firmato un documento per indire nuove elezioni e varare riforme costituzionali, aprendo di fatto lo scontro con la Russia, che ha approfittato della situazione per rivendicazioni territoriali su alcune zone del paese. Ma lo sguardo degli investitori è stato rivolto anche verso l’Italia, dove il governo guidato dal segretario del Pd, Matteo Renzi, ha preso il posto (facendo venire qualche mal di pancia a molti parlamentari ed elettori) di quello del compagno di partito, Enrico Letta.

Quelli geopolitici non sono stati gli unici scenari di crisi della regione. Nei mesi scorsi si è parlato di deflazione (una situazione di calo dei prezzi durante la quale i consumatori aspettano ulteriori discese provocando un nuova frenata dell’economia, Ndr), e di stagflazione (aumento dei prezzi sommato a una mancata crescita, Ndr).

Per cercare di dare una frustata alla congiuntura, il Consiglio direttivo della Banca centrale si è dichiarato unanime nel considerare anche l’uso di strumenti non convenzionali per contrastare i rischi connessi con un periodo troppo lungo di tassi di inflazione bassa.

A cavallo delle elezioni europee gli operatori hanno tenuto d’occhio le scelte dei partiti euroscettici e le mosse della Banca centrale europea. A livello di singoli paesi, i fanalini di coda degli ultimi mesi, vale a dire Italia e Francia, hanno continuato a perdere terreno a causa della crescita nulla del Pil. La Germania, invece, fra alti e bassi ha evidenziato le migliori performance.

Area a sconto?
Tutto male, quindi, per gli investitori? Non necessariamente. “Le aziende europee – e i loro titoli - si trovano in una situazione rischiosa, fatta di debole domanda e incertezza economica in tutta la regione”, diceva a ottobre Thomas Boccellari, analista di Morningstar. “Questo spiega anche perché molti indici generali relativi al Vecchio continente trattino a sconto rispetto a quelli Usa. Tuttavia, questi rischi macroeconomici presentano agli investitori la possibilità di acquistare azioni di multinazionali di qualità basate in Europa a prezzi ragionevoli. Le società ideali sono quelle che generano almeno la metà dei loro guadagni fuori dalla regione e che, magari, pagano dividendi interessanti”.

Verso la fine dell’anno, intanto, è tornata farsi sentire S&P, secondo cui la crisi della zona euro non è ancora finita. Quest’anno i timidi segnali di ripresa hanno perso slancio e l'Eurozona sta forse entrando in “un'ostinata fase di crescita fiacca”, in un contesto di indebolimento economico globale. La minaccia di una nuova ricaduta in recessione è “un campanello d'allarme”, che contrasta con la calma di alcuni politici, spiegava lo studio che riportava le recenti stime dell'Fmi che indicavano al 40% le possibilità di un'altra recessione nella zona euro. Per S&P le politiche fiscali e monetarie da sole non possono migliorare in modo duraturo la traiettoria di crescita dell'Eurozona.

Ecco le analisi con cui Morningstar ha seguito l’evolversi della situazione da gennaio a dicembre 2014:

Europa, giocata a rischio
La strada per la ripresa del Vecchio continente, dicono gli operatori, è piena di difficoltà. I mercati subiranno delle fasi di rallentamento. La selezione vince ancora. 

La scelta di Draghi 
Il presidente della Bce nell'ultimo discorso ha voluto sottolineare di essere pronto a intervenire per dare sostegno all'Europa. Ma per il mercato non è chiaro quale strumento utilizzerà. 

Europa, ottimismo a prova di crisi
La situazione delicata dell'Ucraina e il cambio di governo in Italia, dicono gli operatori, non bastano a rovinare le prospettive di ripresa del Vecchio continente. Le sfide sono importanti, ma le valutazioni continuano a spingere gli acquisti. 

Europa sotto il tiro di Mosca e Kiev
La crisi fra Ucraina e Russia per la Crimea rischia di rallentare la ripresa del Vecchio continente. Nessuno vuole parlare di deflazione. Ma la regione continua ad avere un problema di crescita che le tensioni possono peggiorare. 

Draghi l'attendista non piace ai mercati
La Bce dice di essere pronta a utilizzare strumenti non convenzionali per stimolare la crescita dell'Europa. Ma, dicono gli operatori, potrebbe essere tardi. La regione, intanto, fa i conti con lo spettro della deflazione. 

VIDEO: Draghi, nessuna rivoluzione
Armando Carcaterra (Anima Sgr) non si aspetta misure shock da parte della Bce. Inoltre, i partiti euroscettici potrebbero trasformarsi in un fattore positivo. Le prospettive sull’Italia restano buone.  

L'Europa riparte dalla Bce
Gli operatori aspettano le mosse dell'Eurotower. Il nuovo parlamento, intanto, dovrà fare i conti con i problemi della regione e con le mosse di chi è contro la moneta unica. Ma i fondamentali, dicono gli analisti, restano buoni. 

All'Europa manca già il fiato
Le tensioni geopolitiche, insieme alle valutazioni delle azioni e alle scarse prospettive della regione ritardano la ripresa del Vecchio continente. Attenzione, dicono gli operatori, alle brutte sorprese da parte delle banche. 

Europa in ripresa, ma Italia poco competitiva
Per Bruno Rovelli (BlackRock) gli utili europei dovrebbero migliorare nei prossimi anni. Lo Stivale viene sovrappesato nel fondo European Equity Income, tuttavia non riesce a stare al passo con il resto del Vecchio continente.  

Questa Europa è un affare
Lo scenario per la regione continua ad essere cupo. Ma, secondo gli analisti, è arrivata l'occasione buona per mettere in portafoglio multinazionali di qualità, con buoni dividendi e alti flussi di cassa generati nel resto del mondo.  

Francia, bienvenue chez les Piigs?
L’economia d’Oltralpe si è deteriorata negli ultimi anni, ma i titoli di Stato restano tra i più liquidi e lo spread contenuto. I problemi macro e la possibile ascesa di Marine Le Pen, però, potrebbero spezzare l’equilibrio.

Il fascino della crisi europea
Le ultime stime parlano di un rallentamento del Vecchio continente. Secondo gli analisti non basteranno le politiche monetarie e fiscali a ridare slancio. Ma in una situazione del genere, dicono gli operatori, nascono opportunità per gli investitori. 

VIDEO: La Bce spingerà le azioni europee?
Jerry Craig (JP Morgan) analizza le implicazioni di un possibile Qe nel Vecchio continente da parte della Banca centrale europea. E promuove il Jobs Act.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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