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Il Giappone punta sulle armi della BoJ

La politica del premier Abe per far crescere l'inflazione del Sol levante non dà i risultati sperati. La Banca centrale prepara l'arsenale per mantenere debole la divisa e aiutare le esportazioni. Gli analisti, intanto, invitano alla cautela. 

Marco Caprotti 11/12/2014 | 11:01

Il Giappone continua a cercare la via verso la crescita. Nel frattempo conta sulla debolezza dello yen. L’indice Msci del Sol levante nell’ultimo mese (fino al 9 dicembre e in euro) ha guadagnato l’1,9% che diventa +5,5% se calcolato in valuta locale. Una performance giustificata dagli scivoloni della divisa che spingono le esportazioni delle aziende ma che non risolvono la situazione macro del paese. Il Giappone, infatti, è tornato (a sorpresa) in recessione: nel terzo trimestre il Pil ha registrato una flessione dello 0,4% e dell’1,6% su anno. Nessun economista aveva previsto il calo, il secondo dopo il -1,9% del secondo trimestre e al di sotto delle previsioni che stimavano una crescita dello 0,5% su mese e del 2% su anno. Nel secondo trimestre il Pil è sceso del 7,3% su anno.

La BoJ si arma
Intanto fronteggiando il rischio di fallire l’obiettivo d’inflazione al 2%, il Governatore della Bank of Japan, Haruhiko Kuroda, ha lanciato un’ulteriore stimolo all’economia, pianificando un aumento della base monetaria d’entità compresa tra il 15% e il 33%. La BoJ ha così adottato una misura di politica monetaria senza precedenti per dimensione ed effetto sorpresa sui mercati finanziari. Lo stesso giorno il Government Pension Investment Fund (GPIF), il più grande fondo pensione del mondo, ha annunciato che ridurrà la posizione in obbligazioni domestiche, a beneficio dell'investimento in azioni, il cui peso in portafoglio passerà dal 12% al 25%.

“Le due mosse sono state fatte insieme per togliere ogni dubbio sulla stabilità del mercato obbligazionario giapponese “, spiega Yas Iwanaga, responsabile degli investimenti di Amundi Japan. “A questo punto la BoJ ha i mezzi sufficienti per acquistare ogni nuova emissione governativa. Dal punto di vista dell’equity dovremmo assistere a dei rialzi grazie all’indebolimento dello yen e a un miglioramento del sentiment da parte degli operatori”.

Cosa dice il rating
Molto, comunque, dipenderà dalle notizie che arriveranno riguardo al Sol levante. Le ultime non sono entusiasmanti. L’agenzia internazionale Moody’s, per la prima volta dal 2011, ha tagliato il rating del Giappone da Aa3 a A1 con outlook stabile. Tra le motivazioni del downgrade gli analisti hanno citato l'incertezza sulla realizzazione degli obiettivi di riduzione del deficit, sui tempi e sull'efficacia delle misure politiche a favore della crescita in un contesto di pressioni deflazionistiche e, di conseguenza, l'aumento del rischio di un rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato e una ridotta accessibilità del debito nel medio termine.

In particolare, la decisione del primo ministro, Shinzo Abe, di posticipare di 18 mesi il secondo aumento dell’Iva, secondo Moody’s comporta rischi per il consolidamento fiscale e, nel lungo termine, per l'accessibilità e la sostenibilità del debito. Quanto al consolidamento fiscale, sarà sempre più difficile da raggiungere a causa dell'aumento della spesa pubblica generato soprattutto dai programmi sociali associati a un rapido invecchiamento della popolazione.

“L’outlook stabile riflette il sostanziale equilibrio tra i rischi al rialzo, come il notevole consolidamento fiscale e una ripresa della crescita economica, e rischi al ribasso, tra cui l'intensificazione delle pressioni deflazionistiche e la perdita di slancio economico”, ha spiegato Moody’s nella nota che ha accompagnato la decisione. L’agenzia di rating Standard & Poor’s, da parte sua, ha confermato il merito di credito AA-, ma con outlook negativo.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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