Smart beta, gestori attivi sotto pressione

I replicanti “strategici” attirano forti flussi. Questi nuovi benchmark ridefiniscono i concetti di beta e alfa e “smascherano” quei manager che chiedono commissioni elevate dando poco valore aggiunto.  

Valerio Baselli 02/12/2014 | 11:12
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I “beta strategici”, più conosciuti come “smart beta”,stanno raccogliendo sempre più risorse. Secondo i dati Morningstar, gli asset gestiti globalmente in Etf  a beta strategico sono aumentati dell’87% in due anni e ora rappresentano oltre 396 miliardi dollari. Questa nuova tipologia di replicanti  sono forse i prodotti che vanno più di moda in questo momento. Progettati per superare gli indici tradizionali basati sulla capitalizzazione di mercato, utilizzano fattori diversi per pesare i titoli presenti in portafoglio, cercando quindi di migliorare i rendimenti e modificare il rischio relativo (clicca qui per approfondire).

Maggiore competizione
Alcuni vedono la crescente popolarità dei replicanti smart beta come una minaccia competitiva al tradizionale investimento passivo. Si sostiene infatti che gli indici a capitalizzazione di mercato portino intrinsecamente un meccanismo “viziato” dal fatto di essere basati sul prezzo dei singoli titoli, il che in sostanza porta a comprare ciò che sta salendo, che a sua volta è il primo motivo dietro la formazione di bolle finanziarie. Si ritiene, inoltre, che gli investitori diventeranno progressivamente consapevoli di questo fatto e che cercheranno quindi modi più “furbi” di costruire il portafoglio da replicare.

“Personalmente non condivido questa tesi”, commenta in una nota Hortense Bioy, analista Etf di Morningstar. “A mio parere, gli investitori che desiderano essere esposti al mercato in generale, continueranno a favorire gli indici tradizionali in quanto questi ne saranno sempre la migliore rappresentazione. Piuttosto, credo che gli Etf strategici potrebbero rappresentare una seria minaccia per i gestori attivi, in particolare quelli che si fanno pagare commissioni elevate per poco valore aggiunto”.

Un nuovo concetto di alfa
Tradizionalmente, i rendimenti di portafoglio sono divisi in beta e alfa. Il primo è il ritorno del mercato in generale (quello che si avrebbe semplicemente replicandolo), mentre il secondo - che si spera positivo - èdifficilmente spiegabile e spesso interpretato come prova di abilità del gestore. Nell’ultimo decennio, attraverso l’aiuto della ricerca accademica, la percezione di ciò che l’alfa è per gli investitori ha cambiato forma. Molti sono giunti alla conclusione che una parte di quello che è considerato alfa può essere facilmente spiegato da fattori di mercato quali il valore (o valutazione), la dimensione o il momentum, lasciando così una porzione più piccola di quello che si credeva attribuibile alla gestione attiva.

“Se fosse davvero così, allora perché non tagliare fuori l’intermediario e possedere direttamente questi fattori?”, si chiede Bioy. “Questa è una domanda che alcuni grandi investitori istituzionali hanno iniziato a porsi. Il fondo pensione della Norvegia (il più grande d'Europa ) e CalPERS (il più grande fondo pensione pubblico negli Stati Uniti) hanno entrambi abbracciato la replica passiva. I singoli investitori e consulenti dovrebbero forse prendere in considerazione la stessa possibilità. Credo che i gestori di fondi attivi che per lo più si affidano a questi fattori non meritano di essere ricompensati con commissioni elevate. Anche perché oggi ci sono moltissimi strumenti a basso costo e trasparenti - prevalentemente Etf - tra cui scegliere, con altri in arrivo. Le ultime offerte che hanno attirato la mia attenzione consentono agli investitori di ottenere un accesso diretto ad alcuni dei fattori di mercato azionario più noti, tra cui valutazioni, dimensioni, qualità e momentum”.

Gestori attivi sotto pressione
Per i gestori attivi di fondi tradizionali, le implicazioni dell’evoluzione degli indici e l’aumento della popolarità degli Etf smart beta, sono due. In primo luogo, essi hanno chiaramente elevato il livello della competizione e delle concorrenza. In effetti, un manager dovrà ora dimostrare di poter battere il mercato utilizzando però indici ponderati per fattori diversi dalla capitalizzazione.

Molti studi dimostrano che utilizzando questi benchmark, provare l’abilità dei manager diventa veramente difficile, il che ha portato i ricercatori a concludere che i gestori davvero abili sono estremamente rari. In secondo luogo, se i rendimenti del gestore attivo sono per lo più il risultato di una combinazione di fattori passivi, allora c’è poca giustificazione per chiedere commissioni elevate. “Con questo concetto in mente, i gestori attivi saranno sempre più sotto pressione per dimostrare il loro merito”, conclude l’analista di Morningstar.

 

 

 

 

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.

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