Pro e contro degli obbligazionari a scadenza

Nel 2013 sono stati tra i fondi italiani di maggior successo. A breve Morningstar lancerà una categoria ad hoc. Intanto, gli analisti li hanno sottoposti ai raggi X.  

Francesco Paganelli 16/04/2014 | 10:13
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La caccia al rendimento porta verso i fondi obbligazionari a scadenza. Sia in Italia che in Europa.

Nel 2013 i flussi netti verso la categoria Morningstar Obbligazionari Altro, nella quale sono stati classificati questi strumenti, sono stati pari a 6,3 miliardi di euro soltanto per quelli domiciliati in Italia. La rapida espansione di questa tipologia di prodotti, peraltro, ha richiesto la creazione di una categoria ad hoc (che sarà disponibile da fine aprile e sarà denominata Obbligazionari a scadenza).

La nuova categoria non prevede assegnazione di rating Morningstar (le stelle) a causa della diversa natura dei suoi costituenti. Infatti, è difficile giungere a conclusioni generalizzate su questa tipologia di fondi. Innanzitutto si caratterizzano per avere un mandato di investimento relativamente ristretto: il gestore è vincolato dalla scadenza del fondo e ciò ne limita il raggio d’azione. Questo può essere un bene o un male. Da un lato, a parità di obiettivo le opportunità e le strategie utilizzabili dal gestore sono ridotte rispetto ad un fondo tradizionale. Dall’altro, se la scadenza, la rischiosità e la politica di investimento sono in linea con le esigenze del sottoscrittore, possono rappresentare una buona alternativa all’acquisto di un singolo bond. Tuttavia, è bene precisare che la presenza di una “scadenza” non garantisce il recupero del capitale investito.

Un insieme eterogeneo
Abbiamo analizzato tutti i fondi obbligazionari a scadenza vendibili in Italia al mercato reatil, con data di partenza precedente all’aprile 2013 (almeno un anno di vita), denominati in euro e di cui sono disponibili i dati di portafoglio. In totale sono 93 strumenti.

L’insieme, come detto, è estremamente eterogeneo. Ci sono fondi con scadenza 2017, 2018 e 2019; specializzati su emittenti italiani e americani, soltanto corporate e flessibili, con e senza distribuzione delle cedole. In totale, le masse in gestione per questo insieme ammontavano (all’ultima rilevazione disponibile) a 17 miliardi di euro. Alcuni sono direttamente gestiti dalle società, altri da advisor esterni.

I rendimenti a un anno (dati a fine marzo 2014) riflettono questa enorme diversità. Il miglior fondo è stato l’Aureo Cedola II - 2017 con il +10,90% di rendimento totale, mentre il peggiore è stato un fondo Azimut (AZ Fund 1 International Bond Target Giugno 2016 A-AZ) con una perdita del 10,72%. Alla base dell’ottima performance del primo c’è la buona selezione delle emissioni: i primi 10 titoli (tutte obbligazioni corporate e governative italiane e spagnole con scadenza dal 2017 al 2020) pesano per il 72% del patrimonio totale e hanno beneficiato del recente rally dei titoli periferici europei.

Al contrario, il fondo Azimut ha un mandato di investimento in strumenti a reddito fisso denominati in valute diverse dall’euro e investe prevalentemente in bond emessi da organizzazioni sovranazionali. Alla scadenza della data target può esserne definita una nuova con gli stessi limiti di investimento. In questo senso, si tratta di un prodotto ancora differente: per molti altri fondi Obbligazionari a scadenza è previsto che al termine dell’orizzonte temporale di riferimento il patrimonio venga investito in stumenti del mercato monetario.

Tante strutture commissionali
Le stesse considerevoli differenze si osservano nei dati sui livelli di volatilità (rischiosità) e ancora sui costi. Alcuni, come i fondi Anima e BancoPosta, prevedono delle fee molto basse. Altri si fanno notare per costi eccessivi. Essendo nel lungo periodo un fattore fondamentale, è bene sapere che il fondo mediano ha dei costi totali attorno all’1%. Un investitore dovrebbe quindi cercare prodotti con un Ter vicino o al di sotto di questo livello.

Inoltre, alcuni di questi fondi prevedono una struttura dei costi che scoraggia il disinvestimento prima della scadenza. Questo è un ulteriore elemento da considerare, in quanto devono essere pagate delle spese di rimborso per riscattare le proprie quote. La struttura di queste spese varia da società a società. Alcune prevedono delle spese decrescenti con l’approssimarsi della scadenza. In virtù di ciò, sorprende l’andamento dei flussi dopo il periodo di collocamento. Nell’ultimo anno (dati a fine marzo 2014), infatti, i fondi analizzati hanno visto uscite per 4 miliardi di euro.

In portafoglio
Tranne alcune eccezioni, questi fondi hanno in genere un turnover di portafoglio relativamente basso (molte obbligazioni sono tenute fino a scadenza). Detengono in media circa il 9% in liquidità e il 91% in obbligazioni (in genere sia titoli corporate che governativi), con un numero medio di titoli obbligazionari pari a 40. In effetti, i portafogli di questi comparti sembrano più concentrati di quelli di altri fondi obbligazionari tradizionali. I primi dieci titoli rappresentano in media il 60% del portafoglio. Per l’insieme analizzato, l’esposizione media verso emittenti italiani (società e titoli di stato) è del 25%, ma andiamo da un minimo dello 0% per i fondi Pioneer Structured Solution- Obbligazionario America 2015 a un massimo dell’84% per l’Arca Cedola Bond 2016 Alto Potenziale III.

La maggior parte è a distribuzione dei proventi: per questi, il rendimento da cedola degli ultimi 12 mesi è stato in media del 2,78%, a fronte di un rendimento in conto capitale pari allo 0,50%.

Alternative
Al di là dei fondi obbligazionari, esistono altre offerte con target date, ad esempio i fondi bilanciati, la cui politica prevede anche l’investimento in azioni. La metodologia adottata da Morningstar stabilisce però una differenziazione netta tra questi ultimi e quelli inseriti nella categoria Fondi obiettivo, per i quali l’asset allocation tra azioni, obbligazioni e liquidità segue un percorso predeterminato e sempre più prudente con l’approssimarsi della data target.

 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Francesco Paganelli

Francesco Paganelli  è Fund Analyst di Morningstar in Italia

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