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Il fattore umano

La psicologia non rientra nei modelli di analisi classici, eppure certi atteggiamenti sembrerebbero ripetersi nel tempo. Ecco il comportamento tipico - e controproducente - dell’investitore medio durante un periodo di rialzi come quello iniziato nel 2009.

Valerio Baselli 05/02/2014 | 10:38

La sola funzione delle previsioni in campo economico è quella di rendere persino l'astrologia un po' più rispettabile, diceva John Kenneth Galbraith (uno dei più celebri economisti statunitensi del secolo scorso). L’economia dipende dagli economisti quanto il tempo dipende dai meteorologi, gli faceva eco Jean-Paul Kauffman, giornalista francese.

Insomma, le battute sull’incapacità degli esperti di economia e finanza di azzeccare le previsioni non mancano, eppure si continua a provarci. La domanda è sempre la stessa: esiste uno schema che possa spiegare come e perché si muove il mercato? Sicuramente, nella formulazione di una possibile risposta, la maggior parte di noi sarebbe naturalmente spinta a trovare una vasta gamma di variabili o fattori che potrebbero dare una spiegazione ragionevole o razionale su come si formi il prezzo di un attivo o del perché fluttui in un senso o nell’altro. La maggior parte delle teorie economiche, infatti, nasce dal presupposto che gli attori siano logici e perfettamente informati. Cosa evidentemente poco realistica. Le domanda, dunque, dovrebbero essere: quale peso si dà al fattore umano? E a quei comportamenti emotivi e irrazionali che, tuttavia, sembrano seguire schemi che si ripetono nel tempo?

Fase 1: La fretta della paura
Con la maggior parte dei mercati azionari che, prima delle turbolenze delle ultime settimane, hanno toccato i massimi dal 2009 potrebbe essere arrivato il momento di analizzare il comportamento degli investitori durante gli altri periodi rialzisti. “Le fasi iniziali di un nuovo rally sono precedute da un brusco cambio di tendenza del mercato e coincidono di norma con il picco di pessimismo e paura degli investitori”, si legge in una nota a cura di Alexandre Garcìa, responsabile di AG Eafi, società di consulenza finanziaria spagnola. “Anche se tale periodo rappresenta una grande opportunità d’investimento, molti investitori si sentono ancora schiacciati dalla lunga e snervante svalutazione dei lori attivi vissuta fino a quel momento e spesso scelgono proprio quel brusco cambio di rotta per liquidare le loro posizioni, monetizzando grosse perdite”. Come a dire: ho perso 100, sfrutto questo rimbalzo e vendo adesso con una perdita di 90, invece di continuare e rischiare, magari, di perdere il doppio.

Fase 2: Ci si convince, ma troppo tardi
“Certo non si può pretendere di azzeccare il momento esatto di minimo per comprare e quello di massimo per vendere, però si dovrebbe riuscire a capire quando una tendenza di qualche settimana sia l’inizio di un ciclo rialzista”, prosegue la nota. “Eppure, durante questa fase molti continuano a vendere posizioni in perdita con l’illusione di averle quantomeno arginate”.

Secondo Garcìa, durante la seconda fase, l’umore generale comincia a mutare, anche se resta molto fragile. Ogni minima correzione del mercato, del tutto normale anche durante un rally, mette in dubbio il ritorno a un ciclo positivo. L’investitore medio continua a stare alla finestra in attesa di più solide certezze. Il cambio di rotta avviene quando i grandi investitori istituzionali fanno il loro ingresso, smuovendo le acque e dando una decisa spinta al corso dei listini.

Fase 3: Il Toro non ragiona
È di solito dopo questo ulteriore, importante, balzo che la titubanza vista nelle prime due fasi lascia posto all’euforia, come se i mercati fossero diventati un Eldorado, una fonte di guadagno illimitato esente dal rischio. “In questa fase, la logica lascia il passo all’esaltazione. Anche segnali fondamentali negativi come debiti, ritardi nei pagamenti, insolvenze, vengono ignorati poiché l’investitore medio ha deciso di non volersi perdere la festa rialzista”. Risultato: la maggior parte degli investitori entra nel mercato quando il rally è ormai alla fine.

La regola dell’autista
Il comportamento spiegato da Garcìa non vale per tutti, ma lo storico dei flussi in entrata e in uscita conferma che la tendenza generale ricalca bene questo tipo di psicologia. E oggi? Dai suoi minimi post Lehman, lo S&P 500 ha guadagnato oltre il 150%. Nessuno ha la palla di vetro e non possiamo sapere se continuerà a salire o meno, ma la “fase uno” pare passata da un pezzo. È sempre bene tenere a mente la regola generale per cui le migliori opportunità d’investimento nascono nei momenti più sfavorevoli. Come diceva John Rockefeller: Comincio a vendere quando il mio autista inizia a comprare.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Redattore di Morningstar in Italia

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