Fondi pensione post-downgrade
La Covip invita le forme pensionistiche complementari a rivedere i propri regolamenti d’investimento a fronte dei recenti declassamenti.
Il problema si è presentato dopo gli ultimi declassamenti generalizzati dei titoli di Stato di molti Paesi, tra cui l’Italia, da parte delle tre maggiori e più influenti agenzie di rating: Standard&Poor’s, Moody’s e Fitch. La maggior parte dei fondi pensione, infatti, presenta dei regolamenti che impediscono al gestore di possedere titoli con un rating inferiore ad una certa soglia (che cambia da fondo a fondo, ma che di norma si assicura che i bond siano tutti di tipo investment grade). Chiaramente, questo discorso interessa soprattutto i comparti obbligazionari, entrati in agitazione dopo i downgrade e le minacce di ulteriori declassamenti nel giudizio. Secondo i dati di Assofondipensione, i comparti negoziali obbligazionari e bilanciati dedicano infatti una grossa fetta del proprio portafoglio ai bond governativi dell’Eurozona (almeno il 70%).
Per evitare cambiamenti radicali nella propria asset allocation, quindi, la Covip ha invitato i gestori a “valutare con attenzione le proprie politiche di investimento in base all'indicazione del merito di credito e nel caso modificando le forme contrattuali che fanno esplicito riferimento al rating, in considerazione innanzitutto dell'interesse degli iscritti”. In pratica, la Commissione suggerisce di considerare il rating come uno dei fattori di valutazione dei titoli in portafoglio, ma non come l’unico. Evitando, in ogni caso un utilizzo automatico dello strumento, che spinga il gestore a smobilizzare i titoli in occasione del loro declassamento.
Il tema è comunque fonte di discussione in queste settimane. Alcuni fondi hanno anche già preso delle posizioni specifiche: ad esempio, Pegaso (fondo complementare per i dipendenti delle imprese di servizi di pubblica utilità) ha riformato le convenzioni indicando che i limiti di rating non si applicano ai titoli di Stato italiani, mentre il mese scorso Fonchim (il comparto dei chimici) aveva indicato BBB+ (S&P) e Baa1 (Moody’s) come giudizio minimo.






