VW prepara la partita americana

La casa auto tedesca vuole approfittare della crisi del comparto per rilanciarsi negli Usa. Ma la concorrenza è agguerrita.

Marco Caprotti | 23-06-10 | Invia Articolo via E-mail

Nella scacchiera del mercato auto americano, dopo che Fiat si è mangiata Chrysler, tocca a un’altra casa europea muovere la pedina: Volkswagen (VW). Il marchio di Stoccarda ha detto chiaramente agli investitori che intende diventare il numero uno negli Usa entro 10 anni. La tempistica sembra azzeccata, visti i guai di Toyota (che ha dovuto richiamare quasi 10 milioni di esemplari per problemi all’acceleratore ) e la bancarotta di General Motors.

Un problema di strategia
Scegliere la strategia giusta non sarà comunque facile. Il gruppo tedesco è già il numero uno in Europa, in Cina e in Brasile, mentre negli Stati Uniti ha soltanto il 3% del mercato (incluso anche il marchio Audi) ed è alle spalle delle coreane Hyundai e Kia. “La società ha speso gli ultimi anni ripensando il suo modello organizzativo in America”, spiega uno studio della società di consulenza InterAuto Research. “Mentre i costruttori giapponesi e americani erano alle prese con i loro problemi ne ha approfittato per spostare la base delle sue operazioni da Washington a Detroit (la capitale americana dell’auto), per migliorare la rete di concessionarie, pianificare nuovi prodotti e costruire impianti”. Il primo modello ad essere lanciato sul mercato a stelle e strisce, ad ottobre, dovrebbe essere la nuova Jetta. “Mentre tutti gli altri stanno tirando i remi in barca per far fronte alla crisi dell’auto, noi abbiamo investito 4 miliardi di dollari”, ha spiegato Stefan Jacoby, presidente di VW America.

Su misura per gli americani
La nuova berlina, che sarà costruita in Messico è stata disegnata apposta per il mercato americano. Su misura per gli Stati Uniti saranno costruite (nello stabilimento in via di completamento in Tennessee) le auto che attaccheranno il segmento delle medie. A seguire, sarà progettato un suv. “Costruire auto specifiche per questo mercato indica un cambiamento di strategia della casa tedesca”, continua il report. “In passato VW ha dimostrato di non capire la clientela americana. Mentre acquistava marchi prestigiosi come Bentley, Lamborghini e Bugatti ha mandato in Usa linee secondarie come la Phaeton (che praticamente non ha venduto), la Touareg (poco più di mille suv venduti nei primi cinque mesi del 2010). Ha fatto una politica dei prezzi che non era competitiva con quella della Honda, senza contare che alcune vetture avevano nomi impronunciabili per gli americani come Routan e Tiguan”. Il risultato è che le vendite, pur essendo cresciute del 35% rispetto all’anno scorso, ammontano a quasi 105 mila unità.

La sfida con il Lingotto
Fra i vari sfidanti con cui la casa di Stoccarda dovrà fare i conti ci sono gli italiani di Fiat che con l’operazione Chrylsler hanno dimostrato di voler fare sul serio negli Stati Uniti. I piani dell’amministratore delegato Sergio Marchionne però vanno oltre. Il suo sogno è di creare un gruppo automobilistico mondiale in grado di produrre sei milioni di auto all’anno. “Occorre puntare all’economia di scala per essere competitivi, in un mercato in cui ci sono troppi produttori di auto, e dunque troppi veicoli sul mercato: trenta milioni circa”, ha spiegato più volte il manager. Opel, la filiale europea di General Motors, è nelle sue mire, così come la svedese SAAB e l’inglese Vauxhall. “Sono tutti produttori che hanno molti modelli già conosciuti dagli americani”, dice lo studio di InterAuto. “Molto, comunque, dipenderà dalla scelta del marchio con cui gli italiani vorranno commercializzare le loro auto. Se ai tedeschi viene riconosciuta una indubbia professionalità, per molti negli Stati Uniti, Fiat è ancora l’acronimo di Fix It Again Tony (riparala ancora Tony, Ndr)”.

Marco Caprotti è Redattore di Morningstar in Italia. Attenzione: Morningstar e i suoi dipendenti non forniscono alcun tipo di consulenza, né su investimenti in generale né su specifici fondi. Puoi mandare un commento all'Autore cliccando qui.
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