Un po' di Generali va a Wall Street
Citibank vuole quotare titoli Ads del gruppo assicurativo alla Borsa Usa. Agli americani il Leone di Trieste piace.
A Wall Street senza saperlo
In pratica si tratta della quotazione di titoli non americani, detenuti da una banca depositaria, creati senza l’assenso e senza informare l’emittente. La pratica si è diffusa negli Usa a partire dall’ottobre 2008 a seguito di modifiche normative apportate dalla Sec (la Consob americana), che hanno posto fine all’obbligo di comunicare questo tipo di transazioni alla società emittente. In pratica quindi l’operazione può avvenire anche all’insaputa delle società interessate.
Secondo gli esperti, si tratta di operazioni che forniscono liquidità addizionale al titolo e permettono una maggiore visibilità alla società sui mercati internazionali. Dal punto di vista degli investitori Usa, gli Adr-Ads consentono di acquistare i titoli di società estere senza gli inconvenienti delle transazioni su piazze e valute estere. La documentazione presentata alla Sec da Citibank prevede la registrazione di 50 milioni di Ads (che danno diritto ai dividendi e al voto delle azioni ordinarie) e un prezzo massimo per unità (100 titoli) di cinque dollari.
Il Leone piace agli americani
Il gruppo triestino ha le caratteristiche per piacere agli investitori yankee. “Generali è uscita bene dalla crisi finanziaria che ha colpito i mercati a partire dal 2007, aumentando la fiducia del mercato nel gruppo rispetto ad altri concorrenti che sono stati colpiti duramente”, spiega uno studio di Bill Bergman, analista di Morningstar che sul titolo della compagnia italiana ha un rating di tre stelle. “Ha un buon network internazionale e bilanci solidi”. Nel primo trimestre dell’anno ha avuto un utile lordo di 905 milioni di euro, in crescita rispetto ai 221 milioni dello stesso periodo del 2009. A fare la parte del leone è stato il segmento vita che è quasi raddoppiato rispetto ai primi tre mesi dell’anno scorso.
Il dubbio “governativi”
Resta l’incognita, così come per altri gruppi assicurativi, della sua esposizione al debito degli Stati europei più a rischio. “Per quanto riguarda i bond della Grecia non ci dovrebbero essere particolari preoccupazioni perché rappresentano solo l’1% della presenza in portafoglio”, continua Bergman.
“Il problema, semmai, riguarda le obbligazioni statali spagnole e italiane che rappresentano una fetta importante di investimenti non solo per Generali ma per i tutti i maggiori gruppi assicurativi europei. Se le tensioni politiche ed economiche dovessero aumentare, allora potrebbero esserci dei problemi”. Le soluzioni coordinate da parte dei governi rischiano di portare costi aggiuntivi ai grandi gruppi assicurativi. “A Generali e agli altri colossi europei potrebbe essere chiesto di finanziare gli Stati attraverso l’acquisto di altra carta, ma a tassi che non coprono dal rischio di detenere titoli del genere”, conclude l’analista.





