Emergenti in saldo
Se la volatilità dovesse tornare a livelli normali il 2012 potrebbe essere l’anno dei paesi in via di sviluppo. Ma i rischi non mancano.
Mercati emergenti in saldo. I paesi in via di sviluppo sono stati tra le peggiori classi di attivo nel 2011. La cause sono da ricercare soprattutto nella crescente inflazione, nella contrazione alla crescita derivante dalle strette monetarie e da una minore domanda per le esportazioni. Queste economie potranno contare su un 2012 migliore?
“Le quotazioni dei mercati emergenti (tenendo come riferimento l’indice Msci Emerging Markets) sono ai minimi da dieci anni, il che riflette la brusca frenata del Pil e dell’attività manifatturiera”, commenta Patricia Oey, analista Etf di Morningstar, in una recente nota. Inoltre, il rapporto prezzo-utili è ai minimi degli ultimi cinque anni, rispetto a quello dell’indice S&P 500. “Se la volatilità globale tornerà nel corso del 2012 ai livelli normali, la basse valutazioni e le decisioni di stimolo proattivo da parte degli Stati, potrebbero spingere i rendimenti dei mercati emergenti”, prosegue Oey, “anche se, in caso di un peggioramento netto della crisi del debito sovrano in Europa, le Borse dei paesi emergenti soffriranno maggiormente di quelle dei paesi svilupatti”. D’altronde, è esattamente quello che è successo l’anno passato, quando nei mesi più caldi (agosto e settembre) l’indice Msci EM crollò del 22,2% contro il -12,1% dello S&P 500 (dati in dollari). L’indice più replicato da parte degli Exchange traded fund è l’Msci Emerging Markets, il quale è fortemente esposto verso paesi come Cina, Brasile, Korea e Taiwan. Diamo uno sguardo più approfondito.
Cina
Sulla Borsa cinese regna il pessimismo. “Il settore manifatturiero cinese ha subito una contrazione lo scorso novembre per la prima volta negli ultimi tre anni, il che riflette la frenata della domanda estera e interna”, afferma l’analista Morningstar. Dopo un anno di stretta monetaria, il governo ha inaspettatamente ridotto il tasso di riserve obbligatoria per gli istituti di credito, a prova del fatto che le autorità proseguono nel difficile compito di stimolare i consumi tenendo contemporaneamente a bada l’inflazione. “Il 2012 sarà probabilmente un anno difficile per l’economia cinese, proprio perchè il governo cerca di mantenere il tasso di crescita elevato senza però far esplodere una bolla. Perciò, per quanto riguarda l’anno in corso, non siamo molto ottimisti sulle prospettive cinesi”.
Taiwan
Il mercato azionario di Taiwan (utilizzando l’indice Msci Taiwan) presenta un rapporto prezzo-utili ai minimi degli ultimi cinque anni. “Questo si deve alla forte predisposizione esportatrice delle piccole imprese presenti sul territorio (il 62% del Pil è infatti rappresentato dalle vendite verso l’estero)”, si legge nella nota, “in quanto ci si aspetta che la crisi nei paesi sviluppati influenzi negativamente queste imprese”. Tuttavia, il 50% dell’indice Msci Taiwan è composto da imprese tecnologiche, le quali sono in condizioni di espandere il proprio business a prescindere dai paesi ricchi.
Brasile
Come per Taiwan, le azioni brasiliane sono quotate ai minimi da diversi anni. “Il tasso d’inflazione, che continua a viaggiare vicino al 6,5%, dà segni di cedimento e il governo brasiliano ha cominciato a varare stimoli fiscali e monetari che dovrebbero dare un impulso nel breve periodo”, afferma Patricia Oey. Infatti, a inizio anno Brasilia ha deciso di eliminare l’imposta del 2% che pendeva sugli investitori stranieri che volevano acquistare azioni brasiliane. Questa tassa era stata isituita nel 2009 quando forti flussi di capitali provenienti dall’estero minacciavano di far schizzare alle stelle il valore del Real.
Korea del Sud
La Korea del Sud è stato uno dei mercati emergenti più redditizzi degli ultimi anni. Anche nel corso del 2011 l’indice della regione ha ceduto il 12%, contro il -19% dell’Msci EM. “Una delle ragioni è che come paese esportatore compete soprattutto con imprese giapponesi”, prosegue l’analisi. La Korea, inoltre, potrà trarre beneficio dal recente accordo commerciale di libero scambio siglato con gli Stati Uniti. “Tuttavia, le quotazioni del mercato koreano non sono così convenienti come in altri paesi e i consumatori presentano un livello di indebitamento piuttosto elevato, il che potrebbe pesare sulla crescita dei consumi interni”.
Pericolo protezionismo
Le economie in via di sviluppo dipendono molto da flussi commerciali costanti. Tuttavia, al fine di proteggere la propria valuta nazionale, di tanto in tanto, vengono prese o annunciate dai governi decisioni in chiave protezionistica. “Questi annunci di protezionismo tendono ad avere delle conseguenze con una vita relativamente breve”, afferma Michael Godfrey, gestore del fondo M&G Global Emerging Markets. “Nonostante questo, queste dichiarazioni hanno un impatto negativo sul sentiment dei mercati, e spesso sono causa di volatilità monetaria”. Tra i settori che sembrano essere colpiti più duramente dal protezionismo dei mercati emergenti, ricordiamo l’industria automobilistica, l’agricoltura e le linee aeree, settori su cui il governo applica spesso barriere protezioniste per sostenere le aziende nazionali. “Recentemente, l’industria automobilistica brasiliana ha visto il proprio governo implementare una tassa puntiva sulle auto importate, dazio dovuto in gran parte per l’apprezzamento del Real”, prosegue Godfrey. “Un altro esempio, è il settore della distribuzione retail indiano, un mercato altamente inefficiente, del tutto frammentato che fondamentalmente beneficierebbe dell’apertura del settore agli operatori globali”.
*Questo articolo è stato pubblicato su Tuttofondi in data 18 febbraio 2012.






