Etf, all'estero piace se è a Wall Streeet
I replicanti quotati in Usa sono sempre più popolari fra gli istituzionali.
Quotato a Wall Street, non necessariamente di un’emittente Yankee e specializzato sugli indici Usa ma anche sui mercati emergenti. E’ questo l’identikit degli Etf che piacciono agli investitori istituzionali mondiali. E che quelli italiani stanno riscoprendo. La fotografia emerge da una ricerca condotta da Barclays Global Investors a livello mondiale, sull’utilizzo dei replicanti trattati in Usa.
Se alla fine del 1997 solo quattro fondi tricolore avevano inserito questi strumenti all’interno delle loro strategie, a settembre dell’anno scorso erano 15. Il dato del 2008, tuttavia, non rappresenta il massimo storico. Fra la fine del 2000 e dicembre 2003 il numero dei gestori italiani che ha utilizzato Etf quotati in Usa è salito progressivamente fino a 25, per poi calare in corrispondenza dell’avvicinarsi e dell’esplodere dell’attuale crisi dei mercati. E se, come in passato, il Belpaese seguirà l’esempio Usa (dove negli ultimi mesi l’utilizzo di questo prodotto è aumentato), allora il numero potrebbe crescere ancora.
Per quanto riguarda l’analisi a livello globale, negli ultimi 12 anni il numero di investitori istituzionali che ha deciso di utilizzare Etf quotati in America è cresciuto del 1.389%. Nei primi nove mesi del 2008, 2.457 professionisti dei mercati hanno inserito uno o più replicanti trattati a Wall Street nei loro portafogli.
“Molti investitori istituzionali hanno accettato l’idea che gli Etf siano uno strumento utile e versatile per investire in azioni, avere un nocciolo duro di asset e fare delle allocation strategiche”, spiega lo studio Barclays Global Investors. “Sono spesso una valida alternativa all’uso dei future. Sono utilizzati per avere esposizione sull’equity, ma anche su comparti, mercati e indici particolari”.
Nel terzo trimestre dell’anno scorso i maggiori fruitori di Etf quotati a Wall Street (l’89% del totale) si trovavano in Usa (1.876), Gran Bretagna (95), Canada (85), Spagna (62) e Svizzera (59). Gli italiani si sono piazzati al 15esimo posto, dietro Lussemburgo e Cile. I consulenti sono stati la categoria più numerosa di acquirenti (72%). La crescita, negli ultimi 12 anni, è stata del 26,1%. E’ aumentato anche l’interesse da parte degli hedge fund. I fondi speculativi sono attualmente al secondo posto fra i più interessati agli Etf Usa (16% e +36,81 all’anno dal 1997).
“La crescita nell’uso dei replicanti è stata spinta soprattutto da investitori che non vogliono avere a che fare con i rischi specifici delle azioni come la trasparenza dei bilanci e la crescita degli utili”, continua lo studio. “Ma anche da coloro che cercano un’alternativa di investimento a basso costo”.
Per quanto riguarda l’analisi a livello globale, negli ultimi 12 anni il numero di investitori istituzionali che ha deciso di utilizzare Etf quotati in America è cresciuto del 1.389%. Nei primi nove mesi del 2008, 2.457 professionisti dei mercati hanno inserito uno o più replicanti trattati a Wall Street nei loro portafogli.
“Molti investitori istituzionali hanno accettato l’idea che gli Etf siano uno strumento utile e versatile per investire in azioni, avere un nocciolo duro di asset e fare delle allocation strategiche”, spiega lo studio Barclays Global Investors. “Sono spesso una valida alternativa all’uso dei future. Sono utilizzati per avere esposizione sull’equity, ma anche su comparti, mercati e indici particolari”.
Nel terzo trimestre dell’anno scorso i maggiori fruitori di Etf quotati a Wall Street (l’89% del totale) si trovavano in Usa (1.876), Gran Bretagna (95), Canada (85), Spagna (62) e Svizzera (59). Gli italiani si sono piazzati al 15esimo posto, dietro Lussemburgo e Cile. I consulenti sono stati la categoria più numerosa di acquirenti (72%). La crescita, negli ultimi 12 anni, è stata del 26,1%. E’ aumentato anche l’interesse da parte degli hedge fund. I fondi speculativi sono attualmente al secondo posto fra i più interessati agli Etf Usa (16% e +36,81 all’anno dal 1997).
“La crescita nell’uso dei replicanti è stata spinta soprattutto da investitori che non vogliono avere a che fare con i rischi specifici delle azioni come la trasparenza dei bilanci e la crescita degli utili”, continua lo studio. “Ma anche da coloro che cercano un’alternativa di investimento a basso costo”.





